Fano (Pesaro Urbino) 13 gennaio 2018  - “Cinquantacinque ragazzini della provincia sono drogati di 'Rete' ed altri 145 a rischio dipendenza”. Lo rivela una ricerca scientifica condotta, negli ultimi quattro anni, dalla sede di Fano del Dipartimento Dipendenze patologiche dell'Area Vasta 1 Asur Marche i cui dati sono stati diffusi ieri in occasione del convegno “Inter-Net: clinica, ricerca, istituzioni e cultura dell'ultima rivoluzione sociale” che si è tenuto nella sala conferenze della Fondazione Carifano. Una sala gremita all'inverosimile, con gente seduta per terra e assiepata in  ogni dove, per ascoltare i numerosi relatori tra i quali anche il giornalista Gad Lerner e la senatrice Francesca Puglisi che ha parlato delle legge nazionale sul Cyberbullismo. L'inquadramento del tema e della realtà territoriale è stato fatto da Piergiovanni Mazzoli, medico psicanalista responsabile del Dipartimento Dipendenze patologiche di Fano, mentre lo psicologo Stefano Brecciaroli ha snocciolato i dati dell'analisi territoriale e il piano di prevenzione/formazione messo in campo nelle scuole del territorio.


“Da circa 7 anni un gruppo di professionisti della sede di Fano del Dipartimento Dipendenze patologiche si occupa del fenomeno internet e derivati - spiega il dottor Piergiovanni Mazzoli coordinatore dei lavori -. Il nostro interesse iniziale era vedere quanto il fenomeno Net (nelle sue declinazioni della dipendenza da rete, dell'abuso di device mobili) fosse presente nel nostro territorio. Abbiamo condotto una ricerca nella popolazione 11-14 anni per misurare tale presenza. Nel tempo abbiamo studiato l'impatto delle nuove tecnologie e dell'uso del virtuale nelle relazioni personali, familiari e sociali, dalla preadolescenza in poi”. Non solo i giovanissimi (nativi digitali) hanno mostrato un comportamento disturbato nell'utilizzo della tecnologia, talvolta anche i loro genitori (migranti digitali) hanno dimostrato di non saper gestire il mezzo.

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“La prima Trance di ricerca fu completata due anni fa su 1661 soggetti delle scuole medie inferiori del comune di Fano – prosegue Mazzoli -. Nella seconda parte completata nel 2017 siamo arrivati a 2500 soggetti, un campione rappresentativo dell'intera popolazione nella fascia di età 11 14 anni. Siamo i primi in Europa con un campione così vasto. I risultati dell'indagine sono quindi estendibili a territori italiani con le medesime caratteristiche”. In breve dall'analisi statistica delle correlazioni effettuate emerge una percentuale di dipendenza pari al 2,2% che sommata a quella dell'area di rischio di ammalare, raggiunge quasi il 6% (5.8%).

“Un dato interessante è la non correlazione del fattore impatto (quanto impatta l'uso nel tempo che trascorre il soggetto, un tempo che oscilla in media tra le 4 e le 6 ore giornaliere) con tutti gli altri fattori (evasione, dipendenza, sperimentazione e dissociazione): vale a dire che le aree di rischio e la dipendenza non sono influenzate dal tempo di permanenza del soggetto in rete ma da come il soggetto reagisce alla sottrazione di quel tempo”. Questo conferma l'ipotesi che sia più importante come si usa la rispetto a quanto tempo ci si passa. “Un altro fattore rilevato è che l'età di accesso si è abbassata in modo significativo – conclude Mazzoli -. Il primo smartphone viene regalato intorno ai 7 anni mentre a 2 anni i bimbi sono generalmente già autonomi nel loro utilizzo”.

Ad infuocare il dibattito le questioni poste dal giornalista Gad Lerner, per la prima volta a Fano, che si è dimostrato scettico: "Siete sicuri di non essere stati troppo buoni con questa ricerca? Ho il dubbio che siate stati indulgenti perché la trans-dissociativa da videoterminali è molto più frequente" intendendo che "quando si parla di intelligenza artificiale si mettono in gioco interessi grandissimi". Il suo "dubbio atroce è che in futuro la tecnologia ci sottometterà" mentre ora "è un dato di fatto che ci plasmi la mente". In conclusione per Lerner: "questa è una nuova condizione esistenziale che va gestita, perché sarebbe anacronistico tentare di combatterla". Il quesito è rimasto aperto: "Come e quando deve scattare l'allarme? Perché a differenza delle altre dipendenze con questa è molto più difficile andare in astinenza dal momento che siamo sempre connessi".


Tiziana Petrelli