Fano (Pesaro Urbino), 19 dicembre 2017 - «Mi chiamo Taverio» ha detto al vigilantes che lo aveva fermato all’uscita di quel cantiere di Ancona dal quale aveva appena rubato una Seat Ibiza. Da lì è iniziata l’ultima fuga di Skerdi Celaj, albanese di 26 anni arrestato a Fano in flagranza di reato domenica pomeriggio al termine di un rocambolesco inseguimento. I poliziotti ne hanno controllato i movimenti da subito, grazie alla collaborazione del proprietario dell’auto e all’impianto satellitare montato sull’utilitaria, ma hanno atteso il momento più propizio per entrare in azione e bloccarlo.

Tutto è iniziato nella tarda mattinata di domenica ad Ancona quando il vigilante avvisa l’imprenditore che un albanese gli ha appena rubato l’auto dal cantiere. A quel punto l’uomo chiama il 113 e resta in contatto con l’operatore della questura che nel frattempo dirama le ricerche. La collaborazione del derubato è fondamentale: dal suo tablet infatti l’imprenditore osserva tutti i movimenti dell’auto e li comunica in tempo reale alla polizia: «Si sta dirigendo verso nord».

E’ a Senigallia che scatta la trappola della Volante che si porta in zona per intercettare l’auto rubata e bloccarla. Ciò accade pochi minuti dopo, allorché gli agenti fermatisi ad un incrocio della strada statale adriatica nord, notano transitare la Seat Ibiza e si pongono al suo inseguimento. Celaj li nota subito e spinge sull’acceleratore per seminarli ma non ci riesce: gli agenti avvicinano quella macchina, l’affiancano, la superano, la stringono costringendo l’uomo a fermarsi. Vano il tentativo di fuga a piedi: Celaj è subito ammanettato. Nell’auto bloccata sulla nazionale già in territorio fanese, c’erano anche numerosi arnesi da scasso. Da ulteriori accertamenti è emerso che il giovane è clandestino in quanto già espulso dal territorio per aver commesso reati contro il patrimonio. In più era destinatario di un’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Firenze poiché, per condanne pregresse, doveva scontare la pena ad oltre un anno e mezzo di reclusione.

«Non ho rubato nessuna macchina – ha detto al giudice Celaj (difeso dall’avvocato Carlo Scalpelli), nell’udienza di convalida che si è celebrata ieri mattina a Pesaro -. L’autobus mi ha lasciato lì, contro la mia volontà. Pioveva. Ero zuppo d’acqua. Avevo freddo. Così sono entrato in quell’auto per scaldarmi. L’ho messa in moto solo per far funzionare il riscaldamento. Ho dovuto girarci un po’ per non scaricare la batteria...». Il giudice ha convalidato l’arresto, considerato il fondato pericolo di reiterazione del reato. Il processo per direttissima, invece, non si è celebrato perché la competenza è della Procura di Ancona che entro 20 giorni dovrà pronunciarsi nuovamente sulla custodia cautelare in carcere pena decadenza del provvedimento. In ogni caso però Celaj rimarrà in cella anche successivamente al termine della misura cautelare, in esecuzione dell’ordine di carcerazione fiorentino.