Fano, 23 ottobre 2017 - «L’abbiamo caricato su una Fiat 600, quelle lunghe, forse una Multipla. Quella statua pesava da matti. Eravamo in quattro, ma abbiamo faticato molto». A parlare è uno dei «manovali» incaricato di far sparire il «Lisippo» dal sottoscala di casa della famiglia dell’armatrice Valentina Magi. Sono passati 53 anni da quella notte, ma il nostro testimone (al tempo poco più che ventenne) preferisce non dire il suo nome: «La statua era nascosta in casa da quattro o cinque giorni. Il problema è che cominciava a puzzare. Era ancora coperta da molluschi, alghe, ostriche, che marcivano. Qualcuno aveva provato a togliere quella copertura con un cacciaviate ma aveva fatto danni, staccando gli occhi».

Cosa avete fatto allora?

«Una volta messa la statua nella macchina, siamo andati fino a Carrara o Cuccurano ma credo a Carrara. Io non sapevo nemmeno dov’era il posto stabilito. Quello che guidava invece conosceva l’indirizzo preciso. Ricordo che era una casetta dietro alla chiesa del paese. C’era della gente in attesa, conoscenti».

Avete scavato subito la buca?

«No, no, la buca era già stata scavata dal proprietario della casa. Noi abbiamo pensato a scaricare la statua, a fare attenzione a non rovinarla, e a metterla nella buca tutta ben coperta. Poi abbiamo buttato sopra la terra. Si è interrata perché faceva la puzza».

Si ricorda chi c’era con lei quella notte?

«Sì, ma non dico i nomi. Non voglio far correre guai a nessuno».

Lei faceva parte dell’equipaggio della barca che ha pescato il Lisippo?

«Assolutamente no, io non ero nella barca. Nella mia vita ho fatto il marinaio come tutti quelli nati al porto, ma non ero nella barca di Pirani. Ho solo visto la statua in casa dell’armatrice e la puzza non era sopportabile».

La gente sapeva del ritrovamento?

«Dopo qualche giorno, la notizia al porto si era sicuramente sparsa».

Avevate pescato altri oggetti così importanti prima di quel momento?

«Chi usciva in mare sapeva che nella rete poteva restarci anche un’anfora, anzi molte anfore. Si vendevano nel giro di due o tre giorni, a 100mila lire l’una. Noi col pesce guadagnavamo sette o otto mila lire, è facile fare i conti del mercato che c’era con gli oggetti antichi. Lo facevano tutti».

Hai mai chiesto all’armatrice del «Ferruccio Ferri» quanto ci avesse guadagnato con la vendita del Lisippo?

«No, non l’ho mai chiesto. Ma poi non se ne parlò più perché c’erano le indagini e quindi la gente ha preferito dimenticare».

Si ricorda cosa dicevano i marinai della barca sul punto del ritrovamento della statua?

«Che si trovavano tra le 20 e le 30 miglia al largo tra Pedaso e Pescara, non lontano dall’isola lunga slava. Lì ci sono delle scogliere sotterranee dove c’è molto pesce e quindi era molto battuto a quel tempo dai pescherecci fanesi».