Fano, 4 febbraio 2017 - I cittadini di Ponte Sasso si autotassano per finanziare la bozza di progetto dell’ex colonia Mater Purissima. Il quartiere, contrario all’accoglienza di 32 minori profughi nell’immobile di via Lago Maggior di proprietà dell’Istituto per il Sostentamento del Clero (Arcidiocesi di Urbino), spera così di riuscire ad intercettare investitori interessati alla riqualificazione dell’area. Nello specifico si propone (il progetto sarà redatto da un professionista fanese) la realizzazione di una casa di riposo, un centro medico-riabilitativo, un centro congressi, la chiesa, impianti sportivi (campo da calcio, tennis e piscina), alcuni locali commerciali, la farmacia, un bancomat, ma anche parcheggi e viali alberati.

A proporre un altro punto di vista sulla vicenda dei minori profughi è invece Fausto Antonioni, ex dirigente scolastico (era stato alla direzione didattica Fano- San Lazzaro, con ufficio di direzione alla Corridoni dal 2002) che, contrario alla soluzione Ponte Sasso, «perché lontana da realtà abitative», suggerisce di costruire «una rete di famiglie in cui ci siano ragazzi e ragazze della stessa età che assumano un impegno «adottivo» nei loro confronti, che assicurino un approdo emotivo al loro bisogno di rinascita umana e sociale: staremo tutti meglio».

Per Antonioni «occorre che Fano torni a riconoscersi come la città che dopo Cernobyl, dopo le tragedie dei Balcani ha ospitato in molte famiglie negli anni ’80 e ‘90 decine di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che chiedevano aiuto. E tutti sappiamo quanto quella esperienza ci abbia arricchiti tutti umanamente e culturalmente».

E ancora: «A coloro i quali pensano che questa sia una storia già scritta con l’inchiostro del rifiuto dico, al contrario, che questa storia non è ancora scritta e che la possiamo scrivere insieme nella trama e nel finale con soddisfazione di tutti. Propongo un ruolo attivo delle scuole, chiedo ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli educatori di non tacere ai loro studenti ciò che sta avvenendo e di guidarli sulla strada di un impegno diretto, di incontrare questi loro coetanei, di conoscerli, di fargli raccontare le loro storie, di coinvolgerli in un percorso educativo condiviso, di toglierli dalla mortificante condizione di isolamento a cui saranno costretti dalla diffidenza di adulti in debito di speranze. E l’amministrazione comunale ne assuma la regia organizzativa. Rendiamo produttivo il tempo in cui rimarranno qui, sia per loro che potranno guardare con più fiducia al futuro, sia per noi che, guardando in faccia il diavolo, finiremo col non averne più paura. Fano può costruire una esperienza esemplare che rompa lo schema consueto della reazione emotiva e incontrollata».