Fano, 28 aprile 2017 - Un'altra saracinesca che si abbassa in città. Dopo il Cantinone, il Caicco, l’O-Fish anche l’Holly Caffè si arrende alle leggi di mercato. Lo storico bar Oliver cambia così gestione, passando dalle mani esperte di Ketty Lodovichetti e Giovanni Simoncini, in quelle altrettanto capaci di Cile’s che lunedì mattina ha firmato il contratto con il padrone di casa, colonizzando così quella zona. Oltre al suo rinomato ristorante, infatti, ora Andrea Ricci ha anche il bar e l’edicola di fronte, che vorrebbe trasformare in un ulteriore punto di ristoro.

«In realtà il bar è di mio figlio Alessio – racconta Cile – che tornerà da Huston, nel Texas, dove negli ultimi anni ha fatto il rappresentante di vini italiani, per buttarsi in questa nuova avventura. Non voglio svelare troppo del suo progetto per non rovinare la sorpresa, ma è un’idea totalmente nuova. Sarà un bar multifunzionale. Sono felice di questa opportunità che si è creata con Oliver perché riunisco la mia famiglia e potrò stare coi miei nipoti dato che ne sta per arrivare un altro».

Per il chiosco di giornali è un’odissea senza fine. «Sto lavorando per togliere quell’obbrobrio che c’è ora – dice Cile – ma sono due anni che vado dietro ai permessi. Voglio cambiare il chiosco, renderlo più carino: resterà un’edicola, con meno giornali e un piccola somministrazione, per campare. Ma i tempi della burocrazia sono lunghi. Basta dire che dal 2016 c’è una legge in più, l’Aua (autorizzazione unica ambiente) per gli scarichi dell’acqua e ci vogliono sei mesi per ottenerla. Ma uno potrà aspettarla pagando l’affitto? E’ assurdo. Già si fa fatica con i costi enormi di un esercizio».

Ne sanno qualcosa gli ormai ex titolari dell’Holly caffè, che negli ultimi anni hanno tirato avanti con le unghie e coi denti per far quadrare i conti. «A Fano gli affitti sono molto alti, ma se uno lavorasse non sarebbe certo quello il problema – racconta Ketty -. Per noi infatti non è stata quella la difficoltà. Oliver è un uomo esemplare e ci è venuto incontro in tutti i modi. Il punto è che qui, d’estate, il pomeriggio, si può stare tranquillamente chiusi: non viene nessuno da quando i bagnini hanno aperto tutti un loro bar in spiaggia. Uno perché si dovrebbe rivestire, attraversare la strada, per venire da noi? Una volta si lavorava tanto invece noi oggi chiudiamo e non so di chi sia la colpa: se la crisi, le circostanze, i baretti al mare... forse avremo sbagliato noi. Ciò che mi consola è che i clienti ci vogliono bene e ce lo hanno dimostrato. Io e Giovanni vogliamo ringraziare di cuore tutti quelli che ci hanno onorato della loro compagnia, delle confidenze e delle battute. Non vi dimenticheremo mai».