Fano(Pesaro), 13 marzo 2017 - Potrebbe essere stata messa la parola fine, dopo un incredibile iter burocratico durato quasi vent’anni, sulla storia dell’ex Molino Albani, l’imponente deposito di granaglie, lungo via Pisacane, a confine con l’area della stazione ferroviaria di Fano. Una bruttura abbandonata da decenni, dopo che era stata usata fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso appunto come deposito di grano. I tre vecchi silos e la palazzina uffici che verranno abbattuti hanno caratterizzato l’immagine di zona parte sud dell’immediata periferia della città.

RIQUALIFICAZIONE Dall’alto il progetto del nuovo Eurospin con parcheggi e rotatoria; l’architetto Remiglio Bursi e l’ex Molino Albani

«La giunta comunale – dice l’architetto Remigio Bursi che ha redatto il progetto – ha approvato giovedì scorso il piano attuativo urbanistico per il nuovo ed ultimo progetto che in pratica realizza solo un terzo di quella che è la cubatura esistente».

Già perché quello che è diventato ormai un rudere, un involucro completamente vuoto, che è servito in questi ultimi anni solo come bivacco notturno di fortuna per extracomunitari irregolari o senza fissa dimora, verrà demolito e al suo posto vi sorgerà solamente un supermercato. In pratica, si effettuerà il trasferimento del supermercato Eurospin di via del Lavoro a questa nuova sede. «Si è rinunciato a realizzare l’ennesimo centro commerciale – prosegue l’architetto Remigio Bursi – per cui rispetto a tutti i precedenti progetti il costruito riguarderà circa 2.000 metri quadrati di superficie coperta dove installarvi l’Eurospin».

Infatti l’unico a manifestare interesse per tale operazione, alla fine, è stata la catena della grande distribuzione la quale acquisterà l’immobile dall’impresa De Marchi Costruzioni di Fano che realizzerà l’intera opera dopo l’acquisizione dell’ex-molino dai vecchi proprietari Nigra e Renzi.

È stato un parto veramente difficile quello che è giunto a conclusione, contrassegnato in questi anni da numerose polemiche politiche e nell’opinione pubblica sull’opportunità o meno di abbattere questi elementi architettonici di archeologia industriale e di impiantarvi l’ennesimo centro commerciale. Certamente questa situazione di degrado non poteva più essere tollerata, sia dal punto di vista estetico per l’immagine della città, sia dal punto di vista sociale. La recente costruzione della nuova stazione bus ha poi contribuito, forse, ad accelerare l’iter, visto che l’infrastruttura pubblica necessita di una seconda rotatoria per l’ingresso degli autobus, per cui l’Amministrazione comunale è giunta alla conclusione di chiudere la partita, eliminando una bruttura e al tempo stesso agevolando il lavoro dell’Adriabus.

Il nuovo progetto prevede, a spese del privato, infatti, la realizzazione di una rotatoria sormontabile all’incrocio con via Veneto che agevola l’ingresso dei bus, un altro parcheggio di 120 posti auto (al servizio anche della caserma Carabinieri, che è di fronte), marciapiede e pista ciclabile che arrivano fino alla stazione ferroviaria. «Si è dovuto anche trovare l’accordo con le Ferrovie dello Stato – conclude Bursi – per acquisire l’area della rotatoria e spostare gli spogliatoi degli operai della Rfi».