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MORTI BIANCHE

Omicidio colposo, due accusati per la morte di Andrea

La procura della Repubblica a conclusione delle indagini ha chiesto il rinvio a giudizio del titolare della fabbrica e del costruttore della pressa in cui trovò la morte l’operaio elpidiense ventiquattrenne

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Andrea Gagliardoni Fermo, 26 gennaio 2008 - Si avvicina sempre di più il processo per le due persone ritenute responsabili della morte del 24enne operaio elpidiense, Andrea Gagliardoni (nella foto). Ieri il sostituto procuratore di Fermo Antonio Bartolozzi, che coordina le indagini sulla tragedia, ha chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Bonifazi, il 46enne di Magliano di Tenna titolare della ditta Asoplast, e per Mario Guglielmi, il 58enne di Schio (Vicenza) legale rappresentante della ditta costruttrice del macchinario che provocò la morte del giovane.

 

Una richiesta giunta dopo circa un anno e mezzo di indagini, perizie e accertamenti che hanno convinto il magistrato a formulare l’accusa di omicidio colposo nei confronti dei due indagati.

Nei prossimi giorni, in seguito alla segnalazione degli organi di polizia giudiziaria della Asur 11 di Fermo, scatteranno anche gli accertamenti ministeriali e dell’Istituto superiore della previdenza e sicurezza sul lavoro sui macchinari prodotti dall’azienda incriminata. L’obiettivo è capire se la macchina tampografica modello Max System Ta100sc8, che nel frattempo è stata modificata, ha raggiunto le norme di sicurezza che invece non sono state rinvenute nel vecchio tipo, ovvero quello che ha provocato la morte di Gagliardoni.

La tragica morte dell’operaio di Porto Sant’Elpidio si era verificata la mattina del 20 giugno 2006 in seguito a un incidente sul lavoro verificatosi nella ditta Asoplast di Ortezzano. Proprio all’interno dello stabilimento, dove vengono prodotti componenti per lavatrici, il giovane era rimasto schiacciato da uno dei macchinari utilizzati per l’attività dell’azienda. 

Dal giorno della tragedia la procura di Fermo aveva aperto un’inchiesta attivando indagini serrate che hanno condotto all’individuazione dei due presunti responsabili della morte del giovane. Nello stesso momento è iniziata anche la battaglia della madre dell’operaio morto, Gabriella Marota. Una mamma coraggio che ha intrapreso una strada lunga e difficile per combattere quelle morti bianche che seminano, ancora oggi, lutto nelle famiglie. Un segnale importante, quello della donna, appoggiato anche dalle istituzioni.

 

Lo stesso procuratore della Repubblica di Fermo, Piero Baschieri, ha più volte espresso l’impegno della magistratura per combattere il mancato rispetto delle norme per la sicurezza sui posti di lavoro: "Ho dato un chiaro segnale perché questo tipo di reati, legati al mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro, vengano repressi con la massima severità. Il nostro obiettivo è quello di rendere i posti di lavoro sicuri".


Fabio Castori

 

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