Fermo, 28 gennaio 2008 - Cercavano casa, i giovani della parrocchia di Sant'Antonio, c'era bisogno di spazi, di giochi, di momenti da condividere. L'hanno trovata, la loro casa, sotto la chiesa, nell'oratorio che ricorda i cortili di una volta, il San Carlo com'era cinquant'anni fa, l'orto come si viveva a Santa Caterina. Gli adulti lo ricordano ancora com'era l'oratorio, c'era sempre il parroco e poi gli amici, uno spazio per giocare a pallone e ci passavi interi pomeriggi. Da oggi esiste la Casa-Gio che a quella tradizione vuole rifarsi.
L'ha detto il parroco, don Francesco Monti, prima di concludere la messa delle 11, ieri: "Abbiamo cercato di creare un locale a misura di giovani, un luogo dove i ragazzi abbiano voglia di stare. Le famiglie avranno così la serenità di sapere dove sono i loro figli, sapranno che qui c'è sempre qualche adulto e educatori giovani e seri che si prendono cura dei più piccoli".
Al taglio del nastro in prima fila ci sono proprio loro, i ragazzi, e fanno a gara per prendere le forbici e per sentirsi protagonisti in pieno. Fuori dalla porta fanno la fila le famiglie, i nonni, i bambini, tutti i parrocchiani di Sant'Antonio che vogliono vivere questo momento importante per il quartiere e restano a pranzo con il parroco. Le pareti sono decorate da disegni, c'è persino un ritratto di don Checco.
C'hanno lavorato Manuela e Vissia, con l'aiuto di tutti e oggi i risultati si vedono. A salutare la nascita del nuovo oratorio c'è anche l'assessore Elvazio Capriotti, nelle vesti di parrocchiano: "Speriamo davvero che tutta la gente che c'è oggi poi torni a far vivere questi locali, l'entusiasmo che si respira oggi non deve finire qui". La signora Rita è una delle catechiste e sottolinea: "L'essenziale sarà riempire di senso questi locali, di cose importanti da fare, di laboratori, corsi di informatica, di musica. Cercheremo di catturare l'attenzione dei nostri ragazzi sui valori essenziali della vita".
Don Checco intanto saluta Elviretta Parlatoni, bravissima attrice di teatro dialettale e le chiede: "Se avessi voglia di insegnare teatro dialettale a questi miei piccoli, ne sarei veramente felice". La targa sulla porta è un dono di un'artista vera, la libanese Vivianne Bou Kheir che spiega: "Io e la mia famiglia viviamo in questo quartiere, ci sembra doveroso contribuire come possiamo. Mi hanno raccontato com'erano gli oratori tanti anni fa, mi piacerebbe rivedere quegli ambienti, quello spirito di solidarietà e amicizia".
Caterina sarà una delle educatrici di domani, spera che arrivino tanti ragazzi perché la festa possa essere davvero di tutti. Don Checco spera nel contributo di ogni famiglia, servono insegnanti che sostengano gli studenti nei compiti, per le scuole elementari, ma anche per le medie e le superiori. Il martedì sarà il giorno dedicato ai laboratori e ai corsi, il mercoledì è per i più piccoli, il giovedì per gli studenti delle medie e il venerdì per i più grandi. Il sabato è per i ragazzi dell'Azione cattolica, il lunedì è il giorno del silenzio. Tra il computer, il biliardo, il biliardino e gli altri giochi da tavolo non c'è davvero la possibilità di annoiarsi, a Casa-Gio.
Angelica Malvatani
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