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IL PROCESSO

Per la maxi truffa della carne
arrivano le prime condanne

Sorte diversa per i sei imputati. Le sentenze sono state pronunciate ieri alle 20, dopo un’udienza iniziata alle 15.30, davanti al Gup di Roma Mulliri. Maurizio Pettinari patteggia, Croceri condannato con il rito abbreviato
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carne Fermo, 10 aprile 2008 - Si chiude con due patteggiamenti, una condanna, un rinvio a giudizio, un proscioglimento e un rinvio ad altra udienza il primo troncone dell’inchiesta 'Beef Connection'. Le sentenze sono state pronunciate ieri alle 20, dopo un’udienza iniziata alle 15.30, davanti al Gup di Roma Mulliri.

 

Il fermano Maurizio Pettinari, difeso dagli avvocati Giancarlo Giulianelli e Franco Argentati, ieri ha patteggiato la pena a quattro anni e due mesi. Il Gup, accogliendo l’istanza dei difensori, ha poi concesso gli arresti domiciliari a Pettinari, che da settembre era ancora in carcere. Anche Rolando De Bianchi, di Montefiore, difeso dall’avvocato Igor Giostra, ha patteggiato la pena: tre anni e quattro mesi per lui.

 

Ismaele Croceri, di Fermo, difeso dagli avvocati Sonia Morozzini e Vittoria Lupi, ha scelto il processo con il rito abbreviato, ed è stato condannato a due anni e otto mesi. Raffaele Campioni, di Fabriano, difeso dagli avvocati Moroni e Melandri, non ha voluto riti alternativi, dunque è stato rinviato a giudizio. Prosciolta la fermana Michela Annunzi, difesa dall’avvocato Renzo Interlenghi: il Gup ha ritenuto che su di lei, segretaria di una delle società coinvolte nell’inchiesta, non ci fossero profili di responsabilità.

 

Infine, rinviata per un difetto di notifica al 7 maggio l’udienza preliminare per Daniela Pettinari, difesa anche lei dagli avvocati Giulianelli e Argentati. A tutti gli imputati condannati, comunque, tre anni di pena sono stati condonati per effetto dell’indulto.

 

I sei erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di bancarotte fraudolente e di una evasione fiscale per circa 40 milioni di euro, attraverso la creazione e il fallimento di società che commercializzavano carni all’ingrosso: le ditte andavano per aria lasciando dietro di sé montagne di debiti. Dal Fermano il gruppo si sarebbe spostato a Roma, dove avrebbe attirato l’attenzione degli inquirenti. Esiste anche un altro troncone dell’inchiesta, che gli avvocati hanno fatto trasferire a Roma e su cui ancora non è stata fissata l’udienza preliminare.

 

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