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ALLE BELLE ARTI DI MACERATA

Dondero accademico ad honorem
"E' il fotografo della memoria del '900"

Così lo ha definito nella laudatio Massimo Puliani, direttore dell'Istituto di comunicazione visiva dell'Accademia. Mario Dondero, ottant'anni oggi, è di origini milanesi ma da anni vive a a Fermo. "Sono stracommosso", ha detto

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Mario Dondero, accademico ad honorem Macerata, 6 maggio 2008 - Si è tenuta questa mattina all'Accademia di Belle Arti la cerimonia di consegna del Premio Svoboda al fotografo Mario Dondero (a destra nella foto). Una data significativa anche perché cade nel giorno del suo 80esimo compleanno.

 

''Un vero talento della comunicazione per immagini - ha detto la direttrice dell'Accademia, Anna Verducci, che ha consegnato il riconoscimento - tanto che la sua produzione può essere definita soltanto con una parola: arte".

 

Dondero milanese di nascita ma marchigiano di adozione, da anni infatti è residente a Fermo, è stato protagonista e testimone di una stagione irripetibile della cultura tra Italia e Francia, immortalando tra gli altri Samuel Beckett, Alain Robbe Grillet, Orson Welles, Sartre, Moravia, Pasolini, Maria Callas e Giorgio Gaber.

 

"Dondero è il fotografo della nostra memoria del '900 - ha detto nella laudatio, Massimo Puliani, direttore dell'Istituto di comunicazione visiva multimediale e spettacolo dell'Accademia -. Una sua foto non è una semplice immagine, ma l'incontro con una persona".

 

"Una volta - ha raccontato Puliani - fu incaricato da un giornale di fare un servizio su Paolo Conte e lo incontrò a Parigi; parlarono per due ore e si diedero appuntamento a Genova. Qui si incontrarono di nuovo e per altre due ore si scambiarono idee, opinioni, progetti; al momento di salutarsi Dondero scattò una sola foto".

 

Dondero si è detto "stracommosso. Sentirmi chiamare maestro mi stupisce enormemente, perché mi sono sempre ritenuto un semplice reporter che va in giro a cercare la vergogna del mondo. Mi sono appassionato fin da piccolo al giornalismo e mi sono divertito".

 

"Finita la guerra - raccontano - aveva cominciato come cronista, prima all'Unità e poi a Milano Sera: gli piaceva ricostruire la verità, andando a parlare con la gente. Ma poi aveva scoperto che fare il fotografo era più efficace che fare il cronista, perché dentro ogni foto, c'e' una grande verità difficile da esprimere con le parole".

 

Alla cerimonia hanno partecipato il presidente del consiglio regionale Raffaelle Bucciarelli, il sindaco di Macerata Giorgio Meschini e Renato Pasqualetti, capo di gabinetto del presidente della Provincia Giulio Silenzi, il quale ha ha sottolineato che Dondero, dopo aver visitato tutti i Paesi del mondo, ha scelto le Marche per poter vivere "serenamente e a misura d'uomo".

 

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