I due complici, che si spacciavano per padre e figlio, sono finiti in manette a seguito di un'indagine iniziata nel dicembre del 2006. Dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di autovetture
Fermo, 11 giugno 2008 - Pagavano le auto con assegni falsi, spacciandosi per padre e figlio, e poi le riciclavano nel mercato clandestino internazionale. Due persone sono finite in manette ieri notte in seguito a un’operazione della polizia stradale di Ancona e Ascoli Piceno, coordinata dal sostituto procuratore di Fermo, Raffaele Iannella.
L’inchiesta, denominata 'Transformer', ha fatto finire in carcere R.P., un ingegnere fermano e G.L.D. di Nereto, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di autovetture.
L’indagine era iniziata nel dicembre del 2006 quando due persone, che si spacciavano per padre e figlio, avevano acquistato in alcune concessionarie di Ancona, tre auto di grossa cilindrata, pagandole con assegni circolari che, una volta posti all’incasso, risultavano falsi. Le laboriose indagini intraprese dagli investigatori hanno permesso di accertare che i due avevano già portato a termine un elevato numero di colpi in molte province di tutt’Italia: Macerata, Ancona, Bologna, Ravenna, Rieti, Frosinone, Teramo, Chieti, Perugia e Terni. Il tutto per un importo stimato oltre i 700 mila euro.
In tutti gli episodi il modus operandi era sempre il solito. Nelle concessionarie si presentavano due persone che dichiaravano di essere padre e figlio i quali, dopo aver contrattato abilmente il prezzo di autovetture di marche prestigiose, le pagavano (nelle tarde ore del pomeriggio a banche chiuse) con i falsi assegni circolari. Per non essere identificati, i malviventi utilizzavano documenti con false generalità che venivano modificate di volta in volta (da qui il nome dell’operazione: 'Transoformer') .
Nel corso delle indagini gli investigatori sono riusciti però a individuare il produttore e ideatore di tutti i falsi che venivano utilizzati nel corso delle truffe, quel R.P. che la polstrada considera il capo di una banda più numerosa, composta anche da rumeni, dedita al riciclaggio di auto nel mercato dell’Est Europa e in Germania.
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