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LA TERRIBILE ESPERIENZA DI UNA FERMANA DI 43 ANNI

Costretta a prostituirsi per sfuggire
agli usurai, disperata tenta il suicidio

E’ il dramma di Claudia C. una 43enne che, dopo essere finita nella morsa di un gruppo di pericolosi usurai per poche migliaia di euro, ha dovuto vendere le sue due case e trasferirsi a Milano per evitare ritorsioni dei suoi aguzzini

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Usura Fermo, 25 giugno 2008 - Rovinata dagli usurai e costretta a prostituirsi per mangiare, alla fine ha tentato il suicidio con una dose massiccia di tranquillanti. E’ il dramma di Claudia C. una fermana di 43 anni che, dopo essere finita nella morsa di un gruppo di pericolosi usurai per poche migliaia di euro, ha dovuto vendere le sue due case e trasferirsi a Milano per evitare ritorsioni dei suoi aguzzini.

 

Dopo aver trovato il coraggio di denunciare alla polizia gli usurai e di farli arrestare, la donna è stata abbandonata da tutti, compreso lo Stato, che prevede provvedimenti speciali a difesa delle vittime dell’usura e fondi speciali per risarcirle dal danno subito. Per la povera donna, nonostante il suo coraggio, non c’è stato nulla di tutto questo, perché la legge prevede fondi solo per gli imprenditori e i commercianti, mentre lei, all’epoca dei fatti era una semplice impiegata.

 

La terribile storia di Claudia C. inizia nel 2003, quando alle prese con la ristrutturazione di una delle sue due case, si trova ad avere bisogno di 15 mila euro per ultimare i lavori. A raccontarla, dal letto della clinica dove si trova ricoverata, dopo il tentativo di suicidio, è lei stessa.

 

"Non avendo liquidità disponibile — dice —, mi sono rivolta ad una banca che, però, ha posto condizioni impossibili e prospettato tempi biblici per l’erogazione di un prestito. Allora un conoscente mi ha proposto di rivolgermi a un suo amico, che sicuramente mi avrebbe aiutato. Non potevo lontanamente immaginare che sarebbe stato l’inizio della mia rovina e che ero finita nelle mani di un racket guidato da un pericoloso mafioso che si muoveva in tutt’Italia''.

 

Claudia C., ancora sotto l’effetto dei tranquillanti, racconta di un vertiginoso giro di assegni, di continue richieste di soldi, di minacce ed estorsioni che l’hanno fatta finire sul lastrico fino a doversi prostituire per mangiare. Riferendosi al suo aguzzino, racconta: ''Ha voluto degli assegni postdatati — prosegue la sua drammatica testimonianza —, ma li ha messi all’incasso e per pagare gli interessi sempre crescenti ho dovuto vendere le mie due case. Ero rimasta senza un soldo, tant’è che un giorno il mio aguzzino si è presentato con una pistola e un passamontagna, proponendomi di andare a fare una rapina per pagare il debito. A quel punto, dopo essermi rivolta all’associazione antiusura e antiracket ‘Sos Italia Italia Libera’, ho trovato il coraggio di denunciare gli usurai alla polizia e di farli arrestare''.

 

Ora però, nonostante sia vittima dell’usura, la donna non ha diritto all’aiuto dello Stato perché non è una commerciante o un’imprenditrice. Claudia C. ha toccato il fondo, vendendo il suo corpo per vivere e per pagare le bollette, ma non ha resistito alla vergogna e l’altro ieri ha tentato il suicidio.

Fabio Castori










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