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CIVITANOVA

Sparatoria al bar, fermati due calabresi
Ma la Procura li rimette in libertà

Due uomini, di 31 e 28 anni, si sono presentati spontaneamente ai carabinieri. Entrambi sono indiziati per concorso in tentato omicidio e porto e detenzione illegale di arma da fuoco

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Civitanova, sparatoria in strada Civitanova, 17 luglio 2008 - Presi subito e rilasciatii due calabresi sospettati di aver sparato davanti al Break Time di via Castelfidardo. Si tratta di personaggi già noti, perché coinvolti in un’indagine su un gruppo legato alla ’ndrangheta, e attivo nei settori delle estorsioni, del traffico di armi e dello spaccio di stupefacenti.

 

Ieri mattina, intorno alle 7, Antonello Lise, 31 anni, originario di Vibo Valentia, e Salvatore Roberto Perricciolo, 28 anni, di Catanzaro, entrambi residenti a Civitanova, da Senigallia hanno chiamato i carabinieri: hanno dichiarato di aver saputo di essere ricercati per la sparatoria, e di aver deciso di presentarsi per chiarire la loro posizione.

 

Una pattuglia dunque li ha raggiunti e accompagnati al comando provinciale dell’Arma di Ancona. Assistiti dagli avvocati Massimo Di Bonaventura e Maurizio Cacaci, i calabresi hanno ammesso di essere stati presenti all’incontro al Break Time. Non hanno saputo dire quale fosse l’argomento della conversazione, degenerata in un litigio violento.

 

Hanno poi dichiarato di aver sentito degli spari, e di essere fuggiti di corsa, senza riuscire a capire da dove e da chi fossero partiti quei colpi. I carabinieri li hanno sottoposti alla prova dello 'stub', il guanto di paraffina, per verificare se sulla pelle delle loro mani ci fossero tracce di polvere da sparo. I risultati ora verranno valutati dal Ris di Roma.

 

Intorno alle 16, i due sospettati sono stati rimessi in libertà dal sostituto procuratore Gubinelli di Ancona, perché non c’erano prove né elementi per applicare loro una misura cautelare: nessuno dei presenti alla sparatoria ha fatto i loro nomi, nessuno li ha visti, le armi non sono state trovate.

 

I due sono comunque accusati di tentato omicidio e porto e detenzione illegale di arma da fuoco. Anche la Squadra mobile e il Commissariato — che indagano sulla sparatoria — erano sulle loro tracce. Ma la polizia già conosceva i sospettati, appunto perché legati all’operazione 'Conte Ugolino' condotta dalla Mobile di Ancona e Macerata, sulla banda criminale affiliata alla ’ndrangheta.

 

Gli agenti li stavano tenendo sotto controllo, anche per evitare che si cancellassero tracce utili alle indagini, ma questa mossa a sorpresa della coppia, che si è consegnata ai carabinieri, ha imposto un cambiamento di piano. Gli accertamenti comunque proseguono, soprattutto perché la sparatoria tra un clan calabrese e uno pugliese segna un improvviso e preoccupante alzarsi dei toni della criminalità locale.










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