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LA NUOVA PROVINCIA

Divisione tra Ascoli e Fermo
Votata la delibera di indirizzo

La delibera è stata approvata con 19 voti favorevoli. Gli ascolani hanno cercato di tirare il più possibile per far passare il concetto del necessario abbattimento del conguaglio ‘patrimoniale’ da dare a Fermo; i fermani, invece, erano disponibili ad accettare un sì di massima al riconoscimento di un conguaglio

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Consiglio provinciale Ascoli-Fermo Ascoli, 1 agosto 2008 - Un fiume di parole accompagna le cifre della proposta di delibera per la divisione ufficiale della Provincia con un voto finale che vede 19 favorevoli (tutti i consiglieri di maggioranza presenti più Botticelli dell’Udc), due voti contrari di An e l’astensione del resto del centrodestra.

 

Interventi a più livelli, con il discorso economico a farla da padrone in una situazione quasi paradossale: gli ascolani a cercare di tirare il più possibile, con diverse motivazioni, per far passare il concetto del necessario abbattimento del conguaglio ‘patrimoniale’ da dare a Fermo; i fermani meno espliciti e quasi disponibili ad accettare un sì di massima, pur tra mille paletti, al riconoscimento di un conguaglio e di una dotazione economica per la nuova Provincia fermana, ben sapendo di poter poi ottenere qualcosa di più una volta che si dovrà entrare nel concreto, con la delibera finale: quella della giunta.

 

Dunque, è vissuta quasi interamente sul ‘balletto’ tra il tentativo ascolano di ridurre al massimo il danno e quello fermano di portare a casa un sì di massima, molto generico, del consiglio. Il tutto con una possibile ‘spaccatura’ anche all’interno della trasversalità, visto che il centrodestra fermano non appariva così disponibile ad appoggiare l’atto della maggioranza.

 

Per Ascoli, di fronte a un dibattito che aveva bisogno di vigore, per giustificare la voglia di andare a limare tutto il limabile da quella richiesta economica pro Fermo pari a circa 16 milioni di euro, interveniva anche il vice presidente della Provincia, Emidio Mandozzi, pronto a ricordare, di fronte a qualcuno che storceva il naso, come tra gli ultimi 4 presidenti, ben tre siano stati fermani.

 

Ma il campanile restava latente, con l’evidenza delle cifre che prendeva il sopravvento. In primis, quel discorso ormai famoso della valutazione dell’Hotel Marche, considerato da 9 milioni di euro di valore nell’originaria ipotesi avanzata dal presidente Rossi a fronte dei 3 milioni e 400 mila euro stimati dalla Regione al momento della cessione. Perdipiù con uno sconto del 50%. E, tra l’altro, lo stesso consiglio provinciale, nel dicembre 2005, aveva avvalorato con una delibera tale stima regionale.

 

Difficile per tutti, di fronte ad un atto di tale consistenza, mirato a dividere per sempre due territori, gestire gli equlibri politici ed economici e la portata effettiva di un’approvazione che avrà mille risvolti sui territori. Alla fine, tra l’altro, spuntava anche la possibilità di un emendamento firmato Crescenzi (An) col quale chiedere al consiglio provinciale di poter avocare a sé la divisione patrimoniale. Una richiesta valutata, dal punto di vista tecnico, dal segretario generale e dirigenti provinciali. Poi l’atteso voto.


 

Luca Marcolini










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