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Centro Montessori, soluzioni cercasi
Chiesto l'intervento della Regione

Il sindaco, Saturnino Di Ruscio, ha detto che non ha nessuna intenzione di tagliare un servizio fondamentale per tantissime famiglie sparse su tutto il territorio fermano, tuttavia sta cercando una soluzione alternativa

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Centro Montessori (Foto Zeppilli) Fermo, 8 gennaio 2009 - E’ un dolore la vita, se nasci con una disabilità. E’ una sofferenza piena, se da genitore ti ritrovi un figlio disabile, che resterà sempre indietro e farà fatica pure a respirare senza l’aiuto di qualcuno.
A Fermo c’è un punto di riferimento importante per le famiglie che si trovano, da un giorno all’altro, a dover fare i conti con una disabilità.

 

Al centro riabilitativo Montessori trovano supporto psicologico e un’equipe specializzata e altamente professionale, pronta a fare un progetto di vita e un percorso di riabilitazione per soggetti nell’età evolutiva, da 0 a 18 anni. Un servizio fondamentale, realizzato in convenzione con l’Asur, che però, ogni anno, costa al Comune 240mila euro.

 

Il sindaco, Saturnino Di Ruscio, ha detto chiaramente che non ha nessuna intenzione di tagliare un servizio, che è di fondamentale importanza per tantissime famiglie, sparse su tutto il territorio fermano. Ha detto pure però, che si sta cercando una soluzione alternativa; con l’assessore Maria Antonietta Di Felice hanno portato con forza la questione in Regione, per avere una risposta precisa.

 

Spiega l’assessore ai Servizi Sociali: "Parliamo di un istituto in grado di offrire risposte ad almeno 180 persone l’anno, significa che si erogano servizi salla persona, alla famiglia, per garantire una vita dignitosa a chi davvero faticherebbe a fare qualsiasi cosa. Ecco allora che mi pare assurdo si debba faticare per garantire questo tipo di intervento, che tra l’altro copre sì l’intera provincia di Fermo, ma risponde anche alle richieste di altre Zone territoriali".

 

Secondo il direttore del Montessori, Giuseppe Forti, una soluzione ci sarebbe: "Intanto è già improprio che il Comune si trovi a gestire una struttura sanitaria, convenzionata con la Zona territoriale. Questo significa che non possiamo assumere operatori sanitari, ma che ci dobbiamo appoggiare a professionisti esterni che, ovviamente, hanno per noi un costo maggiore.

 

Di più, le prestazioni che eroghiamo sui soggetti nell’età evolutiva vengono valutate ed equiparate alle prestazioni sui soggetti adulti, senza tener conto dell’intervento globale che si deve fare sui minori, il sostegno a scuola, il supporto ai genitori. Il risultato è che il rimborso per quelle prestazioni è del tutto inadeguato, il che spiega il deficit a carico del Comune. Sarebbe più logico che la nostra struttura passasse sotto la gestione del servizio sanitario, come azienda di servizi alla persona".

 

Oltre ai pazienti sostenuti con un servizio ambulatoriale, ci sono anche 15 disabili gravi e gravissimi che restano dalle 8 del mattino alle 16, vengono accompagnati a scuola, sostenuti nelle sedute di riabilitazione, aiutati a vivere con tutta la serenità possibile la loro condizione. Significa che ci sono 15 famiglie in tutto il territorio che respirano, qualche ora al giorno, e che sanno che i loro figli sono in ottime mani perché trovano qui medici, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, terapisti, educatori, infermieri, gente amica e preparata a dare una mano vera, forte.










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