Cassa integrazione, mobilità: dati sempre più allarmanti. Cronaca di una mattinata convulsa nella sede della Cgil. Tante storie di gente in difficoltà che fa ressa nelle sedi sindacali. "Oggi c’è il nulla assoluto"
Fermo, 24 marzo 2009 - Un lavoro non è solo un modo per guadagnarsi da vivere. E’ un posto che ti dà dignità, che ti fa svegliare la mattina con uno scopo, con la forza di tirare avanti perché sei parte di una comunità e ne sei una parte importante. Senza, c’è l’incertezza, la rabbia, la preoccupazione. Il vuoto.
Calcolato in poche centinaia di euro, quando ci sono, per far la spesa ma senza eccessi, contando ogni centesimo. E’ pieno di vite così e tante le incontri nella sede della Cgil, arrivano uomini e donne, ragazze, giovani, immigrati, in mano fogli compilati con cura, anche senza capire tutte le voci che ci sono. Vorremmo raccontare alcune di quelle storie e tutta la rabbia che c’è, usando nomi inventati perché non servono quelli veri. Bastano i racconti.
Ieri mattina quasi non si entrava alla Cgil, lo sportello a cui rivolgersi è quello proprio all’ingresso. Ci sono praticamente tutti i dipendenti di un tomaificio del Fermano, donne sui cinquant’anni, qualche ragazza più giovane. La signora Franca è seduta su una sedia, dice che ormai non si lavora da settimane e chissà quando si riprende: "Questo è il periodo del cambio stagione, di solito ci fermiamo qualche giorno. Stavolta si parla di una sospensione di mesi e speriamo almeno di prendere il 60% dello stipendio".
Che vuol dire 500 euro appena e chissà quando, come sottolinea Giovanni, alla Cgil insieme con la moglie: "Siamo tutti e due in sospensione, il guaio è che questo stipendio non si sa quando lo prenderemo. Dobbiamo ancora avere quelli dell’anno scorso. Il fatto è che qui c’è chi si approfitta di questa crisi, le aziende ricorrono tutte alla cassa integrazione, i lavoratori vanno a spasso. Poi però i soldi degli ammortizzatori sociali arrivano dopo un anno, e nel frattempo come si vive? I più furbi trovano un impiego in nero, tolgono lavoro a chi ne ha bisogno. Qui non controlla nessuno, i politici fanno solo i comodi loro perché tanto guadagnano 20mila euro al mese".
Si arrabbiano, tutti, dicono che alla televisione non si fa che parlare di questa crisi e nessuno fa veramente qualcosa per affrontarla. Chiara è giovanissima, lavora come apprendista commessa, un contratto pensato per pagare meno contributi: "Poi però ho scoperto che il titolare non me li ha pagati per nulla i contributi. Adesso non so che devo fare". Grazia e Maria sono nigeriane, bellissime ma hanno la pelle scura scura e così, dicono, non ti prende nessuno a lavorare.
Spiega Grazia: "Io lavoro in una pizzeria, ma mia sorella non sa più a chi rivolgersi. Quando vedono il colore della nostra pelle non ci fanno neanche entrare. Una volta riuscivamo a mandare qualcosa a casa, oggi è dura e siamo preoccupate".
Mario è ormai di casa alla Cgil, è qui quasi tutti i giorni per chiedere, per vedere, per trovare qualcosa da fare, ha cinquant’anni, in mobilità dal 2001 è riuscito ad avere la cassa integrazione fino al 2007. Poi la disoccupazione: "Facevo il tagliatore, sapevo lavorare bene. La mia azienda ha chiuso, per un po’ ho trovato qualcosa da fare. Oggi c’è il nulla assoluto, non ho più cassa integrazione, non ho stipendio né possibilità di avere la pensione. Ho due figli, paghiamo l’affitto e viviamo dello stipendio di mia moglie. E’ vita questa? Io so lavorare, vorrei lavorare, ho ancora energia".
Angelica Malvatani
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