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SCOPERTO UN VASTO GIRO

Sfruttamento della prostituzione
Il 'Padrino' finisce in manette

L'operazione denominata 'Padrino' per il soprannome del capo dell'organizzazione, si è conclusa con quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere. Ha riguardato Civitanova, Porto Potenza ed anche territori fermani

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prostitute Fermo, 3 luglio 2009 - Si è conclusa con quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, per il reato di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, l'operazione denominata 'Padrino'.

 

L’indagine condotta dal Commissariato di Fermo e dalla Squadra Mobile di Ascoli Piceno, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Fermo, Maria Carla Sacco, e coordinata dal Servizio Centrale Operativo e dal Servizio Interpol è iniziata nell'agosto del 2008.

 

E' stata condotta anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, incentrata su di un gruppo criminale, composto da cittadini rumeni, intenzionato a porre sotto il proprio esclusivo controllo lo sfruttamento della prostituzione, esercitata da decine di giovani donne rumene, sia su strada, sia in alcuni appartamenti appositamente reperiti.

 

I malviventi, al fine di imporre sul territorio la presenza delle sole prostitute facenti capo alla loro organizzazione, non si sono fatti scrupoli nell’usare violenza fisica e minacce nei confronti di altri gruppi criminali rivali, anche con l’utilizzo di armi da fuoco, mazze e catene.

 

Sono stati proprio questi gravi e preoccupanti scontri fra bande rivali, avvenuti anche in pieno giorno e in mezzo alla gente, a portare gli investigatori sulle tracce dei quattro rumeni.

 

Il nome dell’operazione nasce dal soprannome del capo dell’associazione, G. F., 33 anni, chiamato 'Nasul', che in rumeno vuol dire 'Padrino', perché temuto e rispettato dai suoi complici ma, soprattutto, dalle giovani prostitute, costrette a lavorare per lui e a versargli quasi interamente gli incassi.

 

Un 'Padrino' che, nonostante non svolgesse alcuna attività lavorativa ufficiale, amava il lusso ed il divertimento, frequentava locali notturni e si spostava a bordo di costose autovetture.

 

Un tenore di vita elevato garantito dagli ingenti incassi che gli provenivano dallo sfruttamento della prostituzione. Infatti, erano circa una trentina le ragazze che facevano parte del giro e che garantivano introiti fino a 10.000 euro al giorno.

 

I quattro rumeni, pur avendo la loro base operativa nel maceratese, in particolare tra Civitanova Marche e Porto Potenza Picena, riuscivano a gestire un consistente traffico di prostitute anche nei territori di Fermo (Lido Tre Archi e Porto S. Elpidio), Ravenna, Modena, Teramo (Silvi Marina) e Pescara.

 

Gli indagati si sono dimostrati pronti a cambiare le loro strategie criminali in base alle necessità del momento e alle circostanze. Quando alcuni sindaci dei comuni costieri hanno emanato le ordinanze 'antiprostituzione', che hanno fatto calare drasticamente la presenza dei clienti su strada per il timore delle multe, i quattro non si sono scoraggiati ed hanno preso in affitto una serie di appartamenti, dove le ragazze hanno continuato a prostituirsi al riparo da possibili controlli delle forze dell’ordine, facendo anche pubblicare numerosi annunci erotici su alcuni giornali locali per 'pubblicizzare' la loro attività.

 

Il capo della banda, G.F., è stato arrestato, in collaborazione con la Squadra Mobile di Macerata ed il Commissariato di Civitanova Marche, così come uno dei suoi complici, C. M., 23 anni, mentre gli altri due, attualmente latitanti, sono attivamente ricercati anche all’estero.










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