Emergenza lavoro: imprese fermane ancora in difficoltà
"I numeri della cassa integrazione - dice il segretario generale della Cgil Maurizio Di Cosmo - lasciano capire la situazione. Speriamo che il cambio di stagione nel calzaturiero non porti sorprese"

Fermo, 3 settembre 2010 - Chi sperava in una lenta ripresa dell’economia locale, dopo il periodo delle ferie, si dovrà purtroppo ricredere. I dati in possesso della Camera del Lavoro di Fermo sono a dir poco drammatici, se rapportati ai due anni precedenti. "I numeri della cassa integrazione - dice il segretario generale Maurizio Di Cosmo - lasciano capire la situazione di difficoltà delle nostre imprese. A fronte di un leggero calo del ricorso alla ordinaria (-30%), abbiamo un aumento di quella straordinaria del 51%. Ma ciò che ci preoccupa è il dato della cassa integrazione in deroga, che ha conosciuto un aumento percentuale del 579%".
Le percentuali sono complessive delle due province (Ascoli-Fermo), la Camera del Lavoro di Fermo li sta disaggregando, ma la sostanza, almeno dai primi risultati, non cambia. Vanno poi aggiunti i dati delle aziende che hanno chiuso i battenti per fallimento: 36 nel 2008, 50 lo scorso anno, 40 fino a giugno di quest’anno, con calzaturiero e meccanico che hanno sofferto di più. "Alla ripresa dopo le ferie, non ci sono nuovi segnali di sofferenza - aggiunge Di Cosmo -: speriamo che il cambio di stagione nel calzaturiero non porti sorprese per l’occupazione".
E’ possibile una analisi dei vari settori che supportano l’economia provinciale?
"Partirei dal turismo, visto che stiamo andando verso la fine della stagione. In provincia i primi segnali parlano di un leggero calo rispetto al 2009. Questo è un settore particolare, con molto lavoro sommerso ed altrettanto in nero. Ciò che emerge è il massiccio ricorso al lavoro a chiamata, che non compensa il resto. Nell’edilizia la situazione è drammatica sia nel privato che nel pubblico. La panacea di tutti i mali, che doveva essere il Piano Casa, si è rivelato un fallimento, anche perché la famiglie non hanno soldi per ristrutturare. Anche la meccanica, dopo un paio di anni soddisfacenti sta mordendo il freno, così come l’agricoltura che, seppur rappresenti solo il 4% dell’economia e degli occupati, non attraversa un momento favorevole Infine, la scuola: definirla in crisi è dire poco".
Un quadro non esaltante, nonostante i segnali di ripresa del fatturato, registrati da quelle aziende che hanno ristrutturato o fatto innovazione ed internazionalizzazione. "Occorre che il Governo pensi ad una nuova politica industriale che tenga in primo piano il lavoro - conclude Di Cosmo -. Noi diciamo no ai tagli degli stipendi, si all’innovazione e alla ricerca per evitare nuovi drammi con le famiglie che non hanno più capacità di spesa".
Mauro Nucci










