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Il grido di Lorena: "No, non si è ammazzato!"

La sorella di Roberto Straccia

La battaglia della famiglia contro l’ipotesi del suicidio

 

di Fabio Castori

L'arrivo dei parenti di Roberto Straccia per il riconoscimento del cadavere (SE Poligrafici|PRISMA)
L'arrivo dei parenti di Roberto Straccia per il riconoscimento del cadavere (SE Poligrafici|PRISMA)

Fermo, 11 gennaio 2012 - Se da un lato si attende l’autopsia per avere risposte chiare sulla causa del decesso di Roberto Straccia, dall’altro c’è la certezza dei genitori e della sorella, che il ragazzo non possa essersi tolto la vita.
Un’ipotesi che neanche la piccola comunità di Moresco, paesino di 600 abitanti nel sud delle Marche dove viveva lo studente, vuole prendere assolutamente in considerazione
. Un’ipotesi sulla quale anche l’esame autoptico, che sarà eseguito questo pomeriggio all’istituto di medicina legale di Bari, rischia di non poter fornire risposte . Però Lorena, la sorella di Roberto, non ha dubbi e quelle sue certezze vorrebbe gridarle al mondo intero.

Gli inquirenti continuano a prendere in considerazione anche l’ipotesi del suicidio. Suo padre lo esclude categoricamente, lei che ne pensa?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            «Non esiste. Non esiste ipotizzare una cosa del genere. Gli inquirenti hanno conosciuto Roberto da poco più di 20 giorni e neanche di persona, io lo conosco da 24 anni. Lui amava profondamente la vita: se ora fosse qui e mi dicesse che si è ucciso, non ci crederei ugualmente. Il lunedì prima della sua sparizione, mi aveva telefonato per chiedermi di preparargli un tiramisù per una cena che avrebbe fatto il sabato con i suoi amici di Valmir di Petritoli (un paese vicino Moresco, ndr). Non mi sembra proprio il comportamento di una persona disperata. Era sereno e felice in questo periodo. Ripeto: non è stato un suicidio. Mi metterei a strillarlo al mondo intero se servisse a qualcosa».                

C’è almeno un atteggiamento, una cosa strana che ultimamente aveva notato nella vita di suo fratello?
«Assolutamente nulla. In questo mondo, che non sempre va per il verso giusto, l’unica stranezza di Roberto era la sua normalità».
Gli amici di Roberto, i suoi compagni di squadra, la gente del paese, sono tutti convinti che sia stato ucciso. Lei ha preso in considerazione questa eventualità?
«Non lo so, non c’è alcuna certezza in quello che è accaduto. Credo che per ora l’unica cosa da fare sia attendere i risultati dell’autopsia e quindi conoscere le cause del decesso».
Qual è il ricordo più bello che ha di Roberto?
«Sono così tanti che ci vorrebbe un giornale intero per scriverli. Però posso citare il più recente. E’ stato quando sono andata a vedere l’ultima partita di calcio che ha giocato in casa con la Spes Valdaso, la sua squadra. Al termine della gara, prima di salutare i tifosi, si è avvicinato al lato della rete dove mi trovavo e mi ha sorriso. Poi ha aggiunto: mi cambio e sono subito da te. Quel suo tenero sorriso, quel pensiero che ha avuto per me, mi riempiono ancora il cuore e mi mancheranno per tutta la vita».
A questo punto cosa si augura per il futuro affinché lei e la sua famiglia riusciate a superare questo momento tragico?
«Che venga fuori la verità, così che Roberto possa avere pace e quindi anche noi».
 

di FABIO CASTORI

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