L’ipotesi avanzata dallo psichiatra Meluzzi: era in stato di incoscienza
di Fabio Castori
Fermo, 12 gennaio 2012 - Roberto è quasi sicuramente morto per annegamento, ma come sia finito in mare resta ancora un mistero. L’autopsia, effettuata ieri sul corpo dello studente 24enne di Moresco, ha chiarito solo in parte il giallo del suo decesso e della sua misteriosa scomparsa da Pescara, il 14 dicembre. Nel corso dell’esame autoptico è stata rinvenuta acqua nei polmoni, anche se in quantità minima. Non sono state riscontrate invece fratture causate da una caduta e segni di violenza dovuti ad una presunta aggressione o ad una colluttazione.
Ora, però, per avere certezze sulle cause del decesso, bisognerà attendere gli esiti dell’esame tossicologico e quindi capire se negli organi del ragazzo ci sia la presenza di sostanze psicotrope, venefiche o alcoliche. Lo psichiatra criminologo Alessandro Meluzzi, che fa parte del pool di superperiti che affianca la famiglia nelle indagini, dopo i primi esiti dell’autopsia propende più per l’omicidio, ritenendo piuttosto remota l’ipotesi del suicidio: «La presenza di poca acqua nei polmoni sta a significare che Roberto è caduto o è stato gettato in mare in stato di incoscienza. Se fosse stato lucido, l’agitazione e l’adrenalina avrebbero aumentato la frequenza respiratoria e la quantità d’acqua nei polmoni sarebbe stata notevolmente superiore. E’ ipotizzabile quindi uno stato di narcosi, le cui cause sono da chiarire».
Meluzzi precisa che il ragazzo non assumeva farmaci all’infuori di alcuni antidolorifici come il Moment e il Brufen, che gli erano stati prescritti nei giorni precedenti alla sua scomparsa per un infiammazione al ginocchio. «Non sono farmaci che possono ridurre un giovane all’incoscienza — dice — e quindi non è escluso che possa essere stato narcotizzato da qualcuno e poi gettato in mare lontano dalla riva. Il fondale a Pescara è molto basso ed è quasi impossibile che Roberto possa essere svenuto sul bagnasciuga e poi risucchiato dal mare senza che nessuno abbia visto nulla».
L’ipotesi del suicidio è stata da sempre respinta dalla famiglia e ieri la sorella Lorena ha ribadito che faranno di tutto per difendere la memoria del fratello. Non si sbilancia invece il procuratore di Bari, Antonio Laudati, che ha secretato gli atti dell’autopsia ed ha fatto sapere di avere in corso indagini in stretta collaborazione con la Procura di Pescara: «I risultati dell’esame autoptico non arriveranno prima di 30-60 giorni. Sono stati conferiti incarichi di elevato livello di specializzazione anche per l’aspetto tossicologico, le analisi istologiche e dei liquidi corporei. Come è noto, è stato disposto esame del Dna per corroborare l’identificazione effettuata ufficialmente con la comparazione del calco dentario del ragazzo».
di Fabio Castori