NELLA TRISTE vicenda di Roberto Straccia non è stato dato il giusto risalto alla grande e sincera testimonianza di amicizia fornita dai ragazzi di Moresco e dai compagni di squadra della Spes Valdaso.
Oramai siamo abituati a vivere in una società del sospetto, non ci fidiamo del collega di lavoro, del vicino di casa e, in alcuni casi, nemmeno di qualche parente prossimo. L’agire quotidiano è fatto di invidia della bellezza e della ricchezza altrui, del saluto obbligato o per convenienza, e sempre più spesso anche di rapporti falsi o di circostanza. Tanto è vero che ogni volta che riceviamo un gesto spontaneo ci assale il dubbio che dietro ci sia sempre un secondo fine di chi lo compie e finiamo per non apprezzarlo in pieno.
Gli amici di Roberto, invece, ci hanno dimostrato che la sincerità e l’altruismo sono ancora possibili. Hanno rinunciato alle festività natalizie continuando a cercare lo scomparso, ogni giorno, a Pescara e dintorni. Hanno organizzato fiaccolate e veglie. In pullman sono anche andati a Bari, per accompagnare il ritorno del corpo di Roberto a Moresco. Dopo i funerali, stanno organizzando tante iniziative per tenere vivo il ricordo del loro amico. Ma, soprattutto, non hanno mai lasciato soli i genitori e la sorella di Roberto. Il dolore dei familiari non cesserà mai, ma sicuramente la vicinanza di questi ragazzi contribuirà un po’ a lenirlo. E il vescovo Conti ha colto perfettamente questo aspetto, invitando Mario e Rita Straccia a continuare a vedere il loro figlio in tutti i suoi amici.
Aspettando (e pretendendo) che si arrivi alla verità sulla tragica fine di Roberto, intanto facciamo tesoro dell’esempio fornitoci da questi ragazzi. La vera amicizia esiste ancora. Proviamo anche noi a metterla in pratica.
di STEFANO CESETTI