Viene approfondito un particolare notato il giorno dopo la scomparsa di Robertodi
di Fabio Castori
Fermo, 27 gennaio 2012 - IL GIORNO dopo la scomparsa da Pescara di Roberto Straccia, un amico abruzzese dello studente di Moresco, uno degli ultimi ad averlo visto, aveva un braccio pieno di abrasioni ed escoriazioni. E’ su questo particolare, piuttosto inquietante, che si sono concentrate negli ultimi giorni le indagini dei carabinieri del Reparto investigativo del capoluogo abruzzese.
Inizialmente le ferite del ragazzo - che viene definito molto vicino a Roberto – non erano state considerate significative, visto che le ricerche erano ancora in corso e gli investigatori stavano battendo la pista dell’allontanamento volontario. Il ritrovamento del corpo senza vita del ragazzo e i primi risultati dell’autopsia hanno determinato un repentino cambiamento di rotta, tant’è che i militari dell’Arma (come riportato ieri) hanno voluto nuovamente interrogare tre amici che Roberto frequentava assiduamente. L’obiettivo è quello di ricostruire una ad una le conoscenze dirette e indirette della vittima nel tentativo di capire se qualcosa di cui il ragazzo era venuto a conoscenza possa essere all’origine della sua tragica morte.
A tal proposito, la novità è che gli inquirenti hanno sentito anche una ragazza che frequentava la casa universitaria dello studente di Moresco. Il contenuto degli interrogatori è tenuto sotto il massimo riserbo, ma l’impressione è che si voglia capire se Roberto possa essere ingenuamente incappato in qualche persona sbagliata, in qualcosa di più grande di lui. Ecco, allora, che il particolare del braccio ferito dell’amico di Roberto potrebbe diventare un tassello importante della vicenda. Potrebbe questo giovane, anche lui studente universitario, essere stato coinvolto nella storia che ha condotto Roberto verso la morte? Potrebbe anche lui essere vittima di presunti personaggi che avrebbero fatto del male allo studente di Moresco? Potrebbe questo universitario sapere qualcosa, ma non rivelarlo per paura di ritorsioni?
La parola omicidio, dopo le esternazioni del superperito Alessandro Meluzzi e la replica del comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, sembra essere diventata nuovamente tabù, anche se i pochi elementi raccolti fino ad oggi continuano a condurre in quella direzione. Intanto, Claudio Cacaci, consulente medico legale della famiglia Straccia, ritiene che «in attesa dei risultati degli esami istologici e tossicologici, non sia possibile avanzare fondate ipotesi in merito alla dinamica e alle cause della morte di Roberto».
di FABIO CASTORI