Fermo, 13 gennaio 2018 - Assolto perché il fatto non sussiste. E’ finita così la terribile odissea giudiziaria di un medico di Sant’Elpidio a Mare che è comparso davanti al giudice del tribunale di Fermo con le accuse di maltrattamento, violenza e lesioni nei confronti della sua ex compagna. Soddisfatti all’uscita dall’aula l’imputato e il suo difensore, l’avvocato Igor Giostra di Studia Iuris: «E’ stata una grande gioia per il mio assistito, che ha visto finalmente la fine di un incubo, e per il collegio difensivo, che è riuscito a dimostrare l’innocenza di quest’uomo. Purtroppo sono state necessarie approfondite indagini da parte nostra e sono state spese energie in termini professionali e monetari che a volte non tutti possono permettersi. Abbiamo anche effettuato una ricerca a livello nazionale in cui è emerso un dato significativo: il 40% di queste denunce risultano alla fine false e allo scopo di ottenere denaro».

La disavventura dell’imputato inizia dopo una relazione con una donna cubana, alla quale l’uomo, fiducioso, aveva aperto le porte di casa sua. Insieme a lei aveva accolto la figlia, nata dal precedente matrimonio, e occasionalmente la madre e la sorella. Poi nel marzo del 2015, lei si reca a Cuba e tarda a fare rientro in Italia. Il compagno le intima di tornare e da quel momento l’atteggiamento della donna cambia: inizia ad essere scontrosa e aggressiva. Ci scappa qualche lite e lei non vuole più consumare rapporti con il suo compagno. Poi una sera si reca al pronto soccorso di Fermo e racconta che, stanca dei continui approcci sessuali di lui, si era alzata dal letto per raggiungere il divano ed era stata aggredita. Stessa cosa racconta ai carabinieri nel corso di una denuncia, sottolineando i continui episodi violenti consumati dal compagno.

Scattano le indagini e il medico viene rinviato a giudizio. Inizia quindi il processo, durante il quale viene sentito il maggiordomo indiano della coppia, che descrive un quadro opposto a quello denunciato dalla donna. A togliere ogni dubbio una denuncia analoga fatta al marito, poi ritirata in cambio di denaro. E’ un’ulteriore conferma di quanto emerge progressivamente durante le udienze: la donna presentava denunce strumentali allo scopo di trarne un beneficio personale.