Fermo, 12 ottobre 2017 - Un iniziale malessere, poi la scoperta della malattia e dopo appena cinque giorni ha perso la vita. E’ stato questo il destino terribile di Andrea Attorresi, 28 anni, di Lapedona, conosciuto calciatore tra i dilettanti, che martedì sera è venuto a mancare all’affetto della sua famiglia e di tantissimi amici all’ospedale civile Mazzoni di Ascoli.

Diplomato all’Ipsia di Fermo, Andrea lavorava da qualche anno nella fabbrica di scarpe del padre. Sempre viva in lui la passione per lo sport. Difensore, fin da bambino aveva giocato nella squadra del Borgo Rosselli di Porto San Giorgio. Da qui, era passato alla Monterubbianese, dove militava attualmente indossando la maglia numero 6. Solo da poco tempo, Andrea aveva lasciato la boxe, dopo circa tre anni di allenamenti nelle palestre di Pedaso e Castelfidardo, e la partecipazione a diverse gare.

Carattere schivo e personalità allegra, amava la vita e si poneva sempre verso gli altri con il sorriso. Così viene descritto da tutti Andrea, che lascia il papà Giancarlo (dirigente della Monterubbianese), la mamma Mirella e la sorella Alessia, di cinque anni più grande di lui. E poi il futuro cognato Juri, la nipotina Aurora di quasi tre anni e la compagna Alexandra.

«Vivevamo tutti insieme nella stessa casa – racconta la sorella Alessia – ed è impossibile pensare che non sarà più così. Il tempo della malattia e della morte è stato troppo breve per poter riuscire almeno a farsi una ragione di tutto. Forse, neanche lui è riuscito a capire».

Alessia racconta di una diagnosi medica fatta solo giovedì scorso, di leucemia fulminante. «Tutto è iniziato con una grande debolezza, che non gli permetteva di stare in piedi e una piccola febbre. Pensavamo fosse banale influenza. Poi, gli accertamenti ed il ricovero immediato. Venerdì mattina ha fatto la prima chemioterapia. Sabato pomeriggio sembrava migliorato ed eravamo tutti felici. Siamo stati da lui: io, la fidanzata e gli amici. Abbiamo riso e scherzato. Ci siamo salutati. E’ stata l’ultima volta in cui ho potuto vedere il suo sorriso. Lui sorrideva sempre, anche di fronte alla malattia ha reagito con serenità, forse per dare forza alle persone che amava».

Nel corso della notte di sabato, le condizioni di Andrea sono peggiorate a causa di una complicazione data da emorragia cerebrale. «Ci siamo precipitati in ospedale. Andrea aveva perso coscienza. Domenica è iniziato il suo peggioramento. Poi la morte». «La vita non sarà la stessa senza mio fratello – conclude Alessia – eravamo legatissimi. E’ stato il padrino di mia figlia Aurora. E sarebbe stato il mio testimone di nozze a giugno. Andrea era poco espansivo, ma con la nipotina si scioglieva. Amavano giocare insieme con il palloncino di lei. Non smetterò mai di parlare di Andrea a mia figlia. E tutte le sere le racconterò di un angelo che continua a sorridere in paradiso». La cerimonia funebre si è svolta stamattina al campo sportivo di Lapedona.