Fermo, 29 dicembre 2017 - Appello ai giovani, perché comprendano il valore del dono, della disponibilità verso gli altri, di un percorso che moltiplica la vita. L’Avis provinciale traccia il bilancio di un anno intenso, con 7.750 donazioni di sangue raccolte, con 4.200 donatori che sono un piccolo esercito, ma hanno bisogno di supporto e di un continuo ricambio generazionale. «La necessità di sangue non finisce mai - spiega il presidente Franco Rossi - il sangue è un elemento che non si fabbrica, serve ogni giorno, non solo per i bambini e le trasfusioni ma anche per i trapianti. Quando siamo in carenza di sangue non si trapiantano organi e una quarantina di interventi sono stati rimandati lo scorso anno proprio per carenza di sangue in seguito all’emergenza terremoto. E dobbiamo ricordare sempre che senza trapianto qualcuno muore».

Qualche centro di raccolta è stato chiuso dopo il sisma, Amandola ha perso per esempio cinque mesi di attività e i prelievi sono ripresi solo a fine giugno. Le donazioni sono comunque aumentate di circa 270 unità, un risultato legato all’impegno costante e importante del nuovo primario del centro trasfusionale, Giuseppina Siracusa: «Ha un rapporto diretto con noi - prosegue Rossi - per aggiornamenti e stimoli continui ai nostri donatori, ai quali va un grande grazie. Abbiamo così rispettato e anzi superato di molto le richieste del dipartimento regionale di raccolta sangue, alcune nostre sacche sono finite anche in Calabria e nel Lazio dove c’era una reale difficoltà. Sono tanti i nostri donatori ma abbiamo bisogno di giovani, di momenti in cui i ragazzi possano avere un contatto più diretto con questo tipo di attività. Il donatore non è un paziente, è una persona che va quando si sente nella condizione di fare questo gesto e dunque dobbiamo rispettarne i tempi e le esigenze».

Il vice presidente, Giovanni Lanciotti, sottolinea che servono i giovani «per la necessità di sangue importante, oltre ad essere utilizzato per traumi o interventi viene usato anche come farmaco e quindi c’è sempre una maggiore necessità. Dobbiamo incrementare il numero di donatori e possiamo anche garantire ai nostri ragazzi una educazione a vivere con coscienza, niente sballo, bevute eccessive ed eccessi. Portiamo avanti una importante campagna nelle scuole, insieme con Aido e Admo, col premio Biancucci abbiamo incontrato gli studenti e molti si sono presentati ma tanti giovani vengono scartati, spesso per le allergie,qualche volta per un cattivo stile di vita. Il primario sta pensando di andare nelle aziende a coinvolgere anche i lavoratori, lavoriamo insieme nella stessa direzione, quella della vita che si moltiplica».