Fermo, 2 novembre 2017 - Pippo ha da fare, deve lucidare le stelle e spolverare le nuvole. I palloncini bianchi sono volati verso di lui, verso il cielo che l’ha accolto a soli 22 mesi, Filippo è oggi un angelo e tutta la città si è fermata per salutarlo, nella chiesa di San Domenico. Don Michele Rogante si è preso cura della giovane famiglia, la mamma Laura, il papà Pedro, la piccola Cloe che, dall’alto dei suoi 4 anni, ha capito che il fratellino oggi è in cielo e per lui ha fatto un disegno e l’ha lasciato sulla bara piccina, tutta bianca. Il parroco ha trovato la strada per parlare di gioia, non c’è un perché ad una tragedia così, c’è però un senso al suo cammino, alla decisione di Laura e Pedro che hanno restituito la vita ad altri quattro bimbi in pericolo, con il cuore, il fegato e i polmoni di Pippo.

Ha parlato della nonna Daniela, di tutte le persone che hanno vissuto giorni intensi al Salesi, pregando perché ci fosse un miracolo, per poi accorgersi che il miracolo vero è proprio quel piccolino che si spegneva per restituire futuro e speranza.

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La psicologa che ha sostenuto la famiglia nei giorni del dolore, nel reparto di rianimazione, ha parlato di un padre coraggioso, arrivato dal Perù per costruire qui il futuro, con le mani rigide per il dolore che però si sono aperte per accogliere Laura, una mamma colma di coraggio, di sorrisi nonostante tutto, nella certezza di un amore che non muore.

Il piccolo Filippo con il padre e la sorellaPochi fiori, bianchi pure quelli, il pensiero è per l’associazione italiana donatori organi che ha portato qui il gonfalone, per fare di questa famiglia il simbolo vero di un gesto che vale il mondo intero. Con la speranza che non sia finito tutto qui, "ci stiamo affacciando ad una nuova finestra, ha ricordato don Rogante, qui non c’è una fine. Abbiamo pregato tanto in questi giorni, siamo nati e poi rinati nel battesimo, non moriremo mai più".

Cloe gioca e canta, le stesse canzoni che cantava per Pippo in ospedale, poi piange un po’, guardando quel cielo che si è preso il suo fratellino che amava le moto, mentre Pedro e Laura continuano a dire grazie a tutti, per le lacrime versate, per tutti gli abbracci avuti.