Porto Sant'Elpidio (Fermo), 8 luglio 2017 - Colpo di scena sulla morte di Mithun Rossetti, il 26enne studente universitario di Treia, trovato impiccato in una villa di Porto Sant’Elpidio lo scorso agosto. Sul luogo della tragedia erano state rinvenute due paia di mutande appartenenti ad un ragazzo che abita nella stessa casa di campagna, poco distante dal luogo delle tragedia, dove Mithun è stato visto vivo per l’ultima volta. E’ su questo punto fermo, che va ad aggiungersi ai tanti quesiti sollevati nel tempo, che il legali della famiglia Rossetti, gli avvocati Federico Valori e Rossano Romagnoli, hanno fatto opposizione all’archiviazione del caso proposta dal sostituto procuratore di Fermo, Alessandro Piscitelli e che si discuterà a settembre davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Fermo, Marcello Caporale.

PER IL MAGISTRATO inquirente si tratterebbe senza ombra di dubbio di suicidio, mentre per la famiglia e i suoi legali ci sarebbero ancora molti nodi da sciogliere. Gli avvocati dei Rossetti nell’opposizione all’archiviazione, hanno sollevato diverse obiezioni. In primis proprio quella legata alle mutande. Quella notte lo zio del ragazzo a cui appartenevano i due indumenti intimi, ha incontrato Mithun fuori da casa sua seminudo e gli ha chiesto cosa stesse facendo. Lo studente universitario avrebbe risposto che era stato sequestrato da suo figlio. L’uomo non avendo figli, ha creduto che il 26enne di Treia fosse ubriaco. In realtà Mithun si riferiva al nipote. Secondo i legali della famiglia, che hanno svolto anche indagini private, la vittima era in compagnia proprio del parente dell’uomo che per ultimo a visto Mithun vivo. E’ stato proprio lo zio a riconoscere le due paia di mutande ritrovate nella dependance della villa.

Il giallo dello studente di Treia, che il Resto del Carlino ha seguito in ogni suo sviluppo, è approdato anche su Quarto Grado, la trasmissione di Rete 4 che indaga sui grandi misteri italiani. Presente alla trasmissione la mamma del ragazzo, che ha raccontato le ultime ore del figlio e tutte le sue perplessità sulla tesi del suicidio. La morte di Mithun risale al 7 agosto dello scorso anno. Il giovane aveva lasciato casa sua dicendo che avrebbe raggiunto Civitanova per andare in discoteca con alcuni amici.

In quella discoteca non ci è mai arrivato e solo il giorno seguente è stato trovato impiccato in una dependance di una villa in località Castellano, dopo aver lasciato una festa a Porto Sant’Elpidio ed essere stato protagonista di un incidente stradale. Abbandonata l’auto, lo si sarebbe spogliato per poi cercare altri abiti e alla fine vestire una tuta da lavoro. Sono ancora tante le domande a cui bisognerà dare un risposta. Alle 5,22 e alle 6,52 di quel maledetto giorno qualcuno si è collegato al pc di Mithun tramite il cellulare: il ragazzo non l’aveva più con sé. Chi è stato? Il giorno seguente qualcuno ha cancellati i messaggi whatsapp che lo studente registrava tramite il suo pc. Perché? Gli indumenti di Mithun sono stati trovati in un raggio di un chilometro in contraddizione con il tragitto ipotizzato per raggiungere il luogo del decesso? Il ragazzo è stato davvero sequestrato o si trovava nei pressi di quella casa perché era in compagnia del nipote del proprietario?