Fermo, 6 luglio 2017 - «In memoria di Emmanuel Chidi Namdi, vittima del razzismo, 5 luglio 2016-5 luglio 2017», e poi i fiori, gialli e rossi, di tinte forti, a rendere omaggio ad un ragazzo che non c’è più. È la sosta più significativa del corteo che ieri sera voleva dire no a qualunque tipo di discriminazione, a tutti i razzismi e alle ingiustizie. I colori sono ovunque, sui volti dei rifugiati, sui veli delle donne musulmane, sulle magliette delle ragazze del comitato Noisette, sulle bandiere rosse, è il colore della vita e del mondo così com’è oggi.

Tra la folla c’è anche l’imam Labdidi, non vuole essere un simbolo, è qui da cittadino, perché parte di questa comunità sul serio, con la sua storia e la sua religione. In corteo c’è anche Buba ha scritto una poesia, era amico di Emmanuel, al seminario erano ospiti insieme. Era maestro in Gambia, aveva paura di essere preso dalla dittatura, di finire in carcere ed è sbarcato in Sicilia. Studia, parla bene italiano, fa il traduttore per la commissione per le richieste dei profughi, ad Ancona, sogna di andare all’università.

FUNERALEFOTO_15604625_173744

«Lo conoscevo Emmanuel – dice –, era un bravo ragazzo, penso però che in questo mondo ci siano tante cose che non vanno e bisogna dirlo. Io vorrei studiare scienze politiche, mi piacerebbe far riconoscere il mio titolo di studio, vorrei capire come va il mondo e fare qualcosa». Ha scritto una poesia, la legge, per Emmanuel e per tutti: «Le cose sono spezzate, il centro non può contenere, l’anarchia scende sul mondo. Le cose sono spezzate, il mondo sta cambiando, come un campo di battaglia. La gente sta morendo sotto le bombe, in Iraq, Siria, Yemen, Somalia, Nigeria e più in là e ancora più in là. Non siamo riusciti a fermarlo, stiamo distruggendo l’umanità».

SE UN colore diventa nemico, chiede Buba, come facciamo a guardare la bellezza della differenza. C’è una ragazza dal viso bellissimo, un bimbo nella pancia, tiene il cartello del progetto Sprar, ha la pelle color ambra e i lunghi capelli, addosso i colori del mondo. Alessandro Fulimeni che il progetto Sprar gestisce nel Fermano parla di cultura e solidarietà, della necessità di costruire accoglienza e confronto. Giuseppe Buondonno pensa ad un giorno fisso, il 5 luglio, perché sia il giorno in cui ci si apre agli altri, alla bellezza del mondo davvero.

IN PIAZZA ci si ritrova tutti, qualcuno dice in 1500, qualcuno parla di 2000 persone, chi molti meno, la verità è che si sta qui tutti sorridenti, a colorare i viali della città, con la musica in piazza, nel rispetto. Ma soprattutto ad ascoltare le storie di chi arriva da lontano e che cerca qui una speranza e la possibilità di studiare, di crescere, di credere nella vita.

(Fotoservizio Zeppilli)