Fermo, 7 luglio 2016 - Il cuore di Emmanuel Chidi Namdi si è fermato ieri sera, alle 21 circa, a sei ore di distanza dalla morte cerebrale dichiarata dall’ospedale di Fermo dove stava lottando dal pomeriggio di martedì. Il richiedente asilo nigeriano, 36 anni, era finito in coma dopo essere stato colpito, sicuramente con un pugno, forse anche con un bastone di metallo, da un ultrà della Fermana.

Alla base dello scontro fisico tra i due, probabilmente, un aggressione verbale dell’italiano alla moglie di Chidi Namdi che in quel momento era con lui. La donna, 24 anni, ha detto di essere stata chiamata «Scimmia africana». Ora A.M., il fermano di 39 anni che lo ha colpito, rischia di essere indagato per eccesso di legittima difesa o addirittura per omicidio preterintenzionale.

Fino a ieri il 39enne, che si trova ancora a piede libero, era indagato invece per lesioni gravissime. A.M. non ha voluto parlare, mentre il suo avvocato, Francesco De Minicis, si è limitato a dire: «Non voglio entrare nel merito. Posso solo dire che si tratta di una vicenda dolorosissima e il mio assistito è distrutto. Ora l’importante è che le cose vengano chiarite nell’interesse di tutti».

Se da un lato la moglie della vittima accusa A.M. di insulti razzisti e di una brutale aggressione senza motivi apparenti, dall’altra c’è la versione fornita dall’indagato, confermata da quattro testimoni: il giovane che era in compagnia del 39enne e tre donne.

I quattro sono stati già sentiti separatamente dalla polizia e hanno ricostruito i fatti nello stesso modo del 39enne. Erano da poco passate le 15 quando Chidi Namdi, sua moglie e un altro uomo di colore, stavano passando nei pressi delle panchine del belvedere di viale Veneto. In quel momento A.M. avrebbe detto qualcosa nei confronti dei rifugiati politici. Lui sostiene di averli rimbrottati perché stavano aggirandosi in modo sospetto intorno alle auto, la moglie della vittima dice di essere stata chiamata scimmia.

I tre hanno continuato la loro passeggiata, scendendo in direzione di piazza Ostili Ricci. Dopo circa cinque minuti Chidi Namdi e la donna sono tornati indietro. Da qui le versioni si fanno nuovamente contrastanti: A.M. e i testimoni sostengono che la moglie della vittima abbia inveito contro il 39enne, tentando di mettergli le mani addosso e che il marito abbia spinto il suo contendente fino all’altra parte della strada, per poi imbracciare il palo della segnaletica stradale e colpirlo, facendolo cadere a terra.

A.M. a quel punto si sarebbe rialzato e avrebbe sferrato un pugno al volto a Chidi Namdi, facendolo finire sull’asfalto, dove ha sbattuto la nuca. La moglie della vittima, invece, sostiene che sia stato A.M. a colpire il nigeriano con il segnale stradale, per poi infierire insieme al suo amico.

Sta di fatto che il 36enne di colore era subito rimasto incosciente ed era stato necessario l’intervento dei sanitari del 118 con il defibrillatore. Chidi Namdi era stato trasportato in ospedale già in coma e quindi ricoverato in rianimazione. Da una prima ispezione medico legale i traumi riscontrati sono quelli al volto e alla nuca. Traumi compatibili con la versione fornita dal 39enne fermano. La polizia ha intanto sequestrato il segnale stradale utilizzato presumibilmente per l’aggressione e, dopo l’esame degli uomini della Scientifica, è risultata l’assenza di tracce di sangue.