Fermo, 10 gennaio 2018 - Ci sono strumenti sanitari che valgono un po’ come una Ferrari in garage, situazioni di vero lusso che fanno la differenza. E’ una Ferrari il nuovo endoscopico pediatrico che la fondazione Carifermo ha donato al reparto di gastroenterologia del Murri, l’Area Vasta ci ha messo gli spazi, allestendo una terza sala endoscopia, e il personale di qualità, a partire dalla guida del reparto, il professor Giampiero Macarri. Il risultato è che ancora una volta l’Unità operativa di gastroenterologia si conferma centro di riferimento non solo per le Marche ma per il centro Italia tutto.

E proprio Macarri parla di nuove procedure da organizzare, per dare risposte alle situazioni delicate dei bambini, ma anche a quelle degli adulti con particolari problematiche: «Certamente possiamo assistere al meglio i bambini anche molto piccoli, sempre col supporto dell’anestesista, ma si tratta di uno strumento endoscopico anche per gli adulti, è un armamentario che un centro di endoscopia deve avere». Conta su 12 posti letto il reparto, tre sale di endoscopia, cinque medici e due in arrivo, come ha annunciato il direttore Licio Livini.

Si fanno circa 7.350 esami l’anno, più colon che gastroscopie, proprio perché il primo è un esame da fare in sedazione e ha bisogno di particolari accorgimenti e personale dedicato: «Abbiamo fatto 725 endoscopi biliari, 300 ecoendoscopie, poi tutta l’attività di urgenza, con la reperibilità h 24 per personale medico e infermieristico, sia festivo che notturno. Per la parte radiologica facciamo tutto qui, L’anestesista lavora qui che ci sono tutti gli strumenti».

Livini ha sottolineato l’impegno della Carifermo che sempre supporta la sanità fermana, il presidente della Fondazione, Alberto Palma, parla di un settore fondamentale: «Altre Fondazioni si sono dedicate solo al sociale, per noi la sanità resta un settore significativo, gastroenterologia mancava al nostro impegno e invece meritava a pieno titolo tutto il supporto che si può, proprio per la presenza del professor Macarri e della sua equipe».

Le liste di attesa ci sono, gli interventi programmati arrivano anche a due anni ma per le cose che non si possono rimandare il massimo di attesa è dai 10 ai 30 giorni. Un impegno che vale soprattutto per lo screening sul color, per la prevenzione dei tumori, con due sedute alla settimana dedicate solo a questo, la colonscopia entro un mese, l’assistenza completa a pazienti che non immaginavano di essere malati e non si stavano curando. Questo è il vero lusso della sanità, arrivare per tempo sui problemi.