Martinsicuro (Teramo), 12 giugno 2015 - Nella tarda mattinata di ieri i carabinieri del reparto operativo di Teramo hanno arrestato tre albanesi, presunti complici di Arjan Ziu, il cittadino della Terra delle Aquile di 49 anni, arrestato lunedì scorso per l’omicidio di Roberto Tizi, originario di Petritoli, avvenuto domenica sera nel quartiere Tronto a Martinsicuro. Secondo indiscrezioni, (stamane il procuratore della Repubblica Antonio Guerriero fornirà i particolari dell’operazione durante una conferenza stampa), potrebbe trattarsi del fratello del reo confesso e di due nipoti. I tre, già alle 15, di ieri si trovavano rinchiusi nel carcere Castrogno di Teramo.

Potrebbero essere accusati di concorso in omicidio volontario aggravato, poiché, secondo alcune testimonianze, tutti e tre si sarebbero trovati sul luogo dell’agguato. I fermati sono stati prelevati dai militari del reparto operativo di Teramo nelle rispettive abitazioni, a Martinsicuro. Intanto l’autopsia, che era stata fissata per ieri, ha subito un nuovo rinvio, legato al fatto che gli investigatori erano già sulle tracce dei presunti fiancheggiatori dell’omicida, i quali dovranno nominare un perito di parte che dovrà assistere all’esame autoptico, eseguito dal medico legale dottor Giuseppe Sciarra di Teramo. Il fermo dei presunti complici era già previsto fin dalle ore successive il grave fatto di sangue, avvenuto alle 22, di domenica in via Vasco De Gama. Un locale pubblico non distante dal bar dove circa tre ore prima la vittima aveva avuto una lite, con successiva scazzottata, con il suo omicida che, durante l’agguato ha colpito di striscio a un ginocchio, anche la compagna del Tizi, 47 enne d’origine siciliana.

Proprio quella lite potrebbe essere all’origine dell’omicidio. Arjan Ziu, accompagnato da membri della sua famiglia, ha atteso il ritorno a casa di Roberto Tizi a bordo della Renault Clio, condotta dalla compagna. Appena a sceso dalla vettura è stato centrato da alcuni colpi di pistola, pare di piccolo calibro, che non gli hanno dato possibilità di scampo. L’autopsia dovrà chiarire quanti sono stati i colpi andati a segno, da quale distanza sono stati esplosi, stabilendone anche la traiettoria per capire se il reo confesso ha infierito sulla vittima dopo che il Tizi era già a terra. Le indagini dei carabinieri continuano perché la pistola usata per l’omicidio non sarebbe stata ancora trovata. Ziu ha dichiarato agli investigatori d’averla gettata in strada mentre tornava a casa, ma durante il sopralluogo, eseguito con la presenza dello stesso indagato, l’arma non si è trovata. Da qui l’ipotesi che sia stata recuperata da uno dei presunti complici.