Porto San Giorgio (Fermo), 11 agosto 2017 - C’era una volta «Quelli della notte», il programma di Renzo Arbore che ha fatto la storia della televisione. Oggi ci sono ancora quelli della notte. Ma non sono i protagonisti di una trasmissione tv, bensì di un dramma quotidiano con cui esercenti e titolari di concessioni balneari si trovano a fare i conti. E’ dall’inizio dell’estate che un’orda di giovanissimi, in particolare a Porto San Giorgio, puntualmente si riversa sul lungomare e sulla spiaggia con litri di alcolici in corpo.

«Prima erano decine – spiega un esercente balneare – oggi sono tanti, tantissimi, e hanno formato una sorta di baby gang, che spadroneggia nelle ore notturne. Sono prepotenti, violenti e lasciano sporcizia, quando va bene. Altrimenti devastano tutto quello che trovano. Non sappiamo più come fermarli». Lo scorso fine settimana, il titolare dello chalet ristorante «La Conchiglia», è stato aggredito proprio dai soliti noti: «Erano da poco passate le due di notte e mi trovavo fuori dal nostro stabilimento. In spiaggia c’era un gruppo di ragazzi. Uno di questi ha iniziato a gridare e a prendere a calci i lettini accatastati, fino a quando non li ha fatti cadere, danneggiandone alcuni. A quel punto ho fermato quel giovane, dicendo che avrei chiamato i carabinieri. Lui di tutta risposta mi ha sferrato un pugno in faccia e, spalleggiato dai suoi amici, stava cercando di aggredirmi ancora. Dopo sono intervenute altre persone e la situazione non è degenerata».

Il problema non è solo di pochi, ma ormai riguarda tutto il tratto di spiaggia sangiorgese e la situazione peggiora nei weekend. «Non possiamo fare i concessionari di spiaggia di giorno e i vigilanti di notte – aggiunge un altro esercente - così non riusciamo più a lavorare, perché questo è diventato territorio di conquista per i gruppi di balordi».

Ma il pericolo non è solo per chi in spiaggia ci lavora, perché ora non si è sicuri neanche a fare una passeggiata al chiaro di luna. «Stavo facendo due passi con la mia ragazza sulla battigia – racconta un giovane fermano – e siamo stati circondati da una ventina di persone, quasi tutti con bottiglie di alcolici in mano. Hanno iniziato a minacciarci e per un attimo mi sono visto perso. Poi abbiamo continuato a camminare, per una cinquantina di metri: loro ci seguivano dicendo di tutto, ma, quando ci siamo avvicinati al centro, l’illuminazione ci ha dato modo di scappare senza che ci inseguissero».