Fermo, 9 novembre 2017 - Le 40 pubbliche assistenze riunite nell’Anpas sono ancora in attesa dei rimborsi da parte dell’Asur regionale, relativi ai trasporti prevalentemente sanitari e non, eseguiti dal 2013 ad oggi: centinaia di migliaia di euro da riscuotere per tutte le Croci delle Marche.

Una situazione sempre più bollente, in quanto l’Anpas rivendica di aver inviato i resoconti delle spese sostenute negli ultimi quattro anni, ma questi documenti sono rimasti a prendere polvere da qualche parte e nessuno li ha esaminati. «Finora, i servizi svolti dalle pubbliche assistenze venivano rimborsati in maniera forfettaria - spiega Massimo Mezzabotta, presidente regionale Anpas – ma da 4 anni le associazioni presentano la rendicontazione con la lista delle spese sostenute, con relative pezze di appoggio per i rimborsi. Il fatto è che nessuno controlla i 160 plichi pervenuti e, di conseguenza, i soldi non ne arrivano. Questo è un problema, in quanto le pubbliche assistenze quei soldi li hanno già improntati».

L’obiettivo dei tavoli tra Anpas, Asur e Regione (la prossima settimana c’è l’incontro col presidente Luca Ceriscioli) è di trovare un punto d’accordo su ciò che deve essere modificato della determina regionale e ciò che, invece, per l’Anpas dovrebbe restare com’è: «Chiediamo – aggiunge Mezzabotta - che si modifichi la determina, ma quello per cui non c’è chiarezza preferiamo che venga lasciato così com’è. Inutile andare a cambiare certe cose, facendo un salto nel buio».

Mezzabotta conferma che negli ultimi anni le oltre 40 pubbliche assistenze hanno presentato rendiconti, ma il problema è che all’Asur non è stato controllato neanche uno dei 160 plichi presentati». Insomma «la regola c’è, non viene fatta rispettare e, nel contempo, l’Asur continua a chiedere alle Croci servizi che altrimenti non saprebbe come garantire. Vogliamo far capire a tutti, l’importanza di chiudere questa pratica e che, soprattutto da parte Asur, si comprenda che le pubbliche assistenze sono altra cosa rispetto ai fornitori. Non possiamo essere equiparati ad aziende produttrici». Infine: «Si ventila la possibilità che i quattro anni di arretrati vengano gestiti con una transazione, magari prevedendo il pagamento del 70% di quanto speso. Ma noi vogliamo che ci venga dato quello che ci viene riconosciuto».