Fermo, 17 giugno 2017 - Indennizzi per tutti, terremotati effettivamente danneggiati, ma anche altri che, forse, hanno patito meno conseguenze. Almeno così la pensano in molti, viste le polemiche che si sono scatenate sui social, specialmente dopo aver letto le professioni di molti autonomi ammessi ai rimborsi.

Tutto nasce dal decreto regionale numero 161 del 23 maggio scorso, emesso dalla Regione Marche, precisamente dal dirigente del settore Mercato del lavoro, occupazione e servizi territoriali. L’atto approva la graduatoria delle domande di indennità per lavoratori dipendenti del settore privato, compreso quello agricolo, e ‘una tantum’ per i lavoratori autonomi, titolari di impresa, collaboratorie agenti di commercio che hanno dovuto sospendere l’attività a causa del terremoto.

Le domande, scadute il 31 marzo (termine prorogato al 14 aprile), sono state presentate sotto forma di autocertificazione e il governo ha messo a disposizione delle quattro regioni colpite dal sisma (Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo) 48.255.853 euro per i lavoratori dipendenti e 47.852.325 per quelli atonomi. Fin qui nulla di strano se non fosse che, scorrendo l’elenco degli indennizzati, compaiono anche avvocati, medici, architetti e commercialisti residenti in comuni dove i danni non sono stati poi così onerosi. Subito, come detto, sui social si è scatenato il malcontento popolare, connsiderando anche che i controlli saranno effettuati a campione e solo per il 5% delle istanze presentate.

«Stiamo valutando questo decreto - spiega Marco Ferracuti della Cisl Marche - perché, a nostro avviso, non esistono le condizioni di equità. Partiamo dai lavoratori autonomi: sono state presentate circa 4.800 richieste, ma non esiste distinzione tra chi non ha potuto lavorare solo pochi giorni e o chi è stato costretto a restare fermo 3 o 4 mesi. Per ognuno vale lo stesso indennizzo una tantum di 5.000 euro. Più complessa la situazione dei lavoratori dipendenti. Le principali scosse ci sono state ad agosto e ottobre, l’accordo fra le quattro regioni per stabilire le modalità di indennizzo è arrivato a marzo 2017. I lavoratori, non potendo aspettare per mantenere le famiglie, hanno preferito utilizzare la cassa integrazione ordinaria o in deroga. Solo 350 lavoratori dipendenti in tutte le Marche hanno richiesto l’indennizzo. Ed ora arriva l’ulteriore complicazione. Chi non ha avanzato domanda di indennizzo nel 2016, nonostante il decreto prevede una deroga per il 2017, non può presentare richiesta per l’anno in corso. Stiamo lavorando affinché venga applicata una maggiore equità».