Fermo, 8 ottobre 2017 - "La giustizia fallimentare rischia di andare in tilt e ad essere penalizzati sarebbero i cittadini». Parte dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Fermo e dell’Unione delle curie regionali, Francesca Palma, il grido d’allarme nei confronti del testo della riforma della legge fallimentare attualmente in commissione Giustizia del Senato. In caso di approvazione, infatti, i tribunali italiani con pianta organica al di sotto dei 30 magistrati perderebbero la competenza sia in materia fallimentare che nelle cause civili e penali connesse.

«Nelle Marche – spiega la Palma - accadrebbe che tutte le procedure e cause fallimentari dei tribunali di Fermo, Pesaro, Urbino, Macerata ed Ascoli Piceno verrebbero spostate ad Ancona, se non addirittura a Bologna, con effetti negativi non solo per i professionisti, ma soprattutto per i cittadini. Le brutte ricadute sarebbero enormi perché la proposta di legge, se approvata, appesantirebbe ulteriormente il carico di lavoro delle sedi principali, che sono già messe a dura prova dagli effetti della revisione giudiziaria del 2012. Nella materia fallimentare, che ha molta importanza per gli effetti che provoca nell’economia e nel mondo del lavoro, è fondamentale mantenere il rapporto con il giudice naturale territoriale». Le fa eco Serenella Bachiocco, presidente dell’Ordine degli avvocati di Ancona: «La pianta organica del personale amministrativo, anche se potenziata, non sarebbe comunque sufficiente a sostenere l’enorme mole di lavoro supplementare che ricadrebbe sulla sede di Ancona. Ciò creerebbe una situazione insostenibile, anche in relazione alle dimensioni del palazzo di giustizia».

Dunque, le nubi fosche che già si addensano sul mondo della giustizia rischiano di scatenare tuoni e fulmini sui cittadini. Il pericolo è l’ingolfamento totale e l’aggravio dei costi per i cittadini. Il testo del decreto è calendarizzato in aula a partire da dopodomani e il ministro Orlando, convinto sostenitore, auspica l’approvazione entro la fine della legislatura.

La Palma, a nome dell’Unione delle curie marchigiane, lancia un appello ai parlamentari della regione, chiedendo di opporsi all’approvazione del testo: «Ci auguriamo che i nostri politici si muovano e promuovano gli emendamenti elaborati dall’Organismo congressuale forense e dal Consiglio nazionale forense, che non sono stati accolte dalla commissione Giustizia. Ci affidiamo a loro affinché la competenza fallimentare resti ai tribunali esistenti, così come agli Ordini forensi e dei commercialisti, che sono già stati creati ed operano nei loro territori».