Fermo, 6 giugno 2017 – Ormai è scontro aperto tra i sindacati fermani e Fabrizio Cesetti. L’oggetto del contendere è la riforma che prevede l’accentramento delle Camere di Commercio. Da una parte ci sono Cgil e Cisl, che mettono in guardia rispetto a un modello “che produrrà un impoverimento del territorio”; dall’altra c’è il vice presidente della Regione Marche, il quale definisce “pretestuose e fuorvianti” le argomentazioni di Maurizio Di Cosmo e Alfonso Cifani, esponenti locali delle organizzazioni dei lavoratori.

Il botta e risposta va avanti da settimane, le posizioni sono inconciliabili. Per i leader sindacali è necessaria la creazione di due Camere di Commercio, una per le Marche del Nord, l’altra per le Marche Sud. Un’idea che secondo l’ex presidente della Provincia di Fermo creerebbe “confuse terre di mezzo che non salvaguardano i territori”. Al contrario, dichiara Cesetti, “il modello di un’unica Camera di Commercio e quattro sedi periferiche, ciascuna ubicata nel capoluogo di provincia, ci sembra quello più rispondente a una visione, a una politica e a una strategia unitaria che si realizza attraverso le sedi periferiche tutte con pari dignità”.

Ma Di Cosmo e Cifani bollano questa posizione come “populismo governativo”. “Tra non molto – sostengono i sindacalisti – le rappresentanze cosiddette intermedie non avranno più alcun riferimento perché gli edifici istituzionali e democratici esistono a Fermo in modalità di sembianze e non di strutture vere e proprie, funzionali a erogare servizi e a promuovere l’incontro-confronto tra gli attori territoriali”. In questo modo – concludono – si dà un colpo al pluralismo e si promuove la burocrazia”.