Fermo, 17 luglio 2017 – L’accorpamento delle Camere di Commercio delle Marche persegue “una politica di falsi risparmi fatta per compiacere le autorità europee e mirante a sterilizzare le periferie in nome di un nuovo centralismo”. Non usa mezzi termini Alberto Palma.

Il consigliere della Ccia di Fermo punta il dito contro la Giunta regionale, “entrata a gamba tesa in una materia che non le compete e che, invece, dovrebbe essere lasciata alle autonomie della Camere di ciascuna delle cinque province che, liberamente e in pieno accordo, avevano scelto la soluzione a due: Marche Nord e Marche Sud”. Optando per uno schema duale, Palma propone due soluzioni alternative: “Una Camera di Commercio delle Province Picene con Ascoli, Fermo e Macerata”, o, visto che Ascoli ha aderito alla proposta dell’assessore regionale Bora, “una della moda-calzatura marchigiana con Fermo e Macerata”.

In quest'ultimo caso Ascoli si unirebbe a Pesaro e Ancona. Secondo Palma, infatti, la discontinuità territoriale non sarebbe un problema: “In Liguria vi saranno due Camere, una per Genova e un’altra per le altre province, pur essendo in territori discontinui”. Peraltro, ribadisce il consigliere, un ente fermano-maceratese, “sotto il profilo del requisito numerico, offre un sufficiente numero di imprese”.