Fermo, 16 ottobre 2017 – “Anche se la meccanica, l’agroalimentare, i gioielli e la chimica hanno ripreso a correre, la crescita nel Fermano è una chimera, specialmente per il comparto calzaturiero”. L’analisi del presidente di Confindustria Fermo, Giampietro Melchiorri, è drammatica. Ma non mancano le proposte.

L’oggetto è un settore che rappresenta il 10% dell’economia fermana. “Seguiamo ogni giorno la situazione – spiega Melchiorri -, ma la questione va affrontata con politiche industriali mirate, bisogna far capire a Roma che siamo una piccola Ilva”.

Il leader degli industriali fermani individua i motivi per i quali la situazione è precipitata: “Un calo dei mercati di riferimento, la perdita di alcune griffe che hanno portato via il lavoro dal nostro distretto, la perdita di appeal per i marchi che producono per la grande distribuzione”. E, sullo sfondo, “un problema di costo del lavoro, che rende il distretto fermano-maceratese meno competitivo”.

Cosa fare, allora? “La vera necessità, appunto, è ridurre il costo del lavoro, perché altrimenti è impossibile incidere sul prezzo delle calzature e concorrere con i Paesi dell’Est Europa e con gli altri distretti italiani”. Melchiorri, però, si rivolge anche agli associati: “Noi imprenditori dobbiamo fare qualcosa a cominciare dalle nostre dimensioni, troppo piccole per reggere il mercato”. Serve un salto culturale, la ricetta è questa: “Fare sistema anche tra imprese concorrenti, ad esempio comprando materie prime con un unico ordine, prendendo consulenti comuni, partecipando a stand unici nelle fiere all’estero”.