Fermo, 6 ottobre 2017 - «IL calzaturificio Donna Serena di Monte Urano ha cessato l’attività da qualche giorno»: la notizia arriva dai sindacalisti della Filctem Cgil e della Femca Cisl presenti ad Ancona, davanti al Palazzo della Regione, insieme ai lavoratori di un’altra azienda in crisi, il gruppo Formentini. E’ l’ennesima conferma delle difficoltà del distretto calzaturiero, delle numerose aziende che fanno fatica ad andare avanti: altri 20 dipendenti lasciati a casa, ai quali non sono state versate le ultime tre mensilità, ed è ancora tutto da verificare come potrà avvenire il pagamento del Tfr.

«La prossima settimana abbiamo un incontro proprio con questa azienda, dalla quale ci aspettiamo la proposta di un piano di rientro dei lavoratori» dice Alessandro De Grazia (Filctem Cgil) che sta seguendo la pratica insieme al collega della Femca Cisl, Alessandro Migliori. Cosa faranno ora quei lavoratori? «Supponiamo che richiederanno la Naspi (l’indennità mensile di disoccupazione cui hanno diritto coloro che sono rimasti senza lavoro, ndr) per avere accesso ad ammortizzatori che hanno la durata massima di 24 mesi».

Il calzaturificio Donna Serena è un’azienda storica del distretto fermano, produce scarpe da donna, ha due brand molto conosciuti sul mercato, Donna Serena e Angelo Giannini, ed è stata presente anche all’ultima edizione del Micam, a Milano, pare portando a casa diverse commesse che, probabilmente, ora saranno evase grazie a ditte terziste. «L’azienda ha aperto la procedura di mobilità per cessata attività da una settimana – proseguono i sindacati – e nell’incontro che abbiamo in programma dovremo valutare come far avere ai lavoratori le spettanze che mancano loro e come la proprietà intende pagare il Tfr».

Un altro caso di impresa che chiude, l’ennesimo che si sta registrando in un territorio «i cui lavoratori - come hanno detto ieri i rappresentanti sindacali all’assessore regionale Loretta Bravi – hanno prodotto ricchezza per tanti anni, in passato. Ora, invece gli indici di disoccupazione (anche quella giovanile) stanno crescendo, per cui occorre che la politica si faccia carico delle istanze del distretto calzaturiero che si appresta a vivere un autunno decisamente travagliato. Sono tante, troppe le situazioni di crisi, che altro non sono se non la conferma che il distretto è tutt’altro che fuori dal guado».

FORMENTINI - Alla Formentini di Sant’Elpidio a Mare proseguirà la cassa integrazione straordinaria, mentre alla ‘Maestrale’ e alla ‘Zefiro’, aziende dello stesso gruppo, i licenziamenti dei circa 60 dipendenti saranno sospesi fino al 30 novembre (previa verifica Inps) con possibilità di una ulteriore proroga fino al 31 dicembre se in questo lasso di tempo si dovessero registrare manifestazioni di interesse di imprenditori per rilevare le due aziende. Ma dovranno essere presentate con un vincolo ben preciso: che ci sia una ricollocazione, almeno parziale, degli attuali dipendenti. 

Questo è, a grandi linee, quanto comunicato dall’assessore regionale Loretta Bravi ai lavoratori del gruppo Formentini che, ieri mattina, erano rimasti in trepidante attesa della conclusione del lungo incontro (quasi tre ore), tenutosi nel palazzo della Regione, per parlare della crisi dell’azienda e della situazione occupazionale dei dipendenti. Intorno al tavolo, si sono seduti i fratelli Renzo e Paolo Formentini (proprietari delle tre aziende, due nella zona industriale Brancadoro e una a San Marco alle Paludi), i sindacalisti Luca Silenzi (Filctem Cgil), Cristiano Fiori e Francesco Interlenghi (Femca Cisl), Umberto Pietroni (Confindustria) e l’assessore Bravi. Quest’ultima ha sottolineato la volontà di collaborare espressa dalla proprietà, intenzionata ad attivarsi, insieme a Confindustria, per individuare, nell’arco dei due mesi di boccata d’ossigeno concessi dalla Regione, imprenditori interessati a rilevare le aziende satelliti, Maestrale e Zefiro.

La Bravi ha evidenziato l’importanza di un’altra misura che la Regione metterà in campo e a cui tiene molto: la riqualificazione dei lavoratori attraverso una formazione professionale ad hoc con i fondi europei, che possa favorire il loro reinserimento nel mercato del lavoro. «Ma che devo imparare ancora io all’età di 60 anni? A che mi serve la formazione?» ha obiettato, perplesso, un lavoratore di quelli che hanno trascorso una vita intera in manovia. 

«Con la Cig in deroga – commentano Femca Cisl e Ficltem Cgil – non ci saranno subito i licenziamenti, inoltre l’eventualità che vengano individuati imprenditori interessati a rilevare le aziende Maestrale e Zefiro, significherebbe protrarre la situazione di almeno un altro mese e di essere messi nelle condizioni di rivolgerci al ministero dello Sviluppo economico per una Cig più lunga in vista di una riorganizzazione aziendale». 
Quale è stata la reazione dei lavoratori? «Positiva fermo restando – concludono i sindacalisti - che siamo tutti consapevoli di trovarci solo all’inizio del percorso e che il grosso deve ancora venire. Ma è già buona cosa sapere che per un altro paio di mesi, forse tre, di licenziamenti non se ne parla».