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ARTE & GIUSTIZIA

Torna a casa la ‘danzatrice spagnola’ di Boldini

Su ordine del gip la tela di Giovanni Boldini, attualmente custodita al Museo Boldini di Ferrara, torna al legittimo proprietario, ossia ossia il collezionista bolognese Luigi Pazzaglia, 94 anni, zio del più noto play boy Paolo

La danzatrice spagnola Ferrara, 11 ottobre 2007 - Dopo vent’anni di guerra giudiziaria, la danzatrice Anita de la Feria tornerà a casa. Il gip di Milano Alessandra Cerreti, infatti, ha dissequestrato la ‘Danseuse espagnole’, uno dei più noti quadri del pittore Giovanni Boldini, ordinando che la tela, attualmente custodita al Museo Boldini di Ferrara, sia restituita al legittimo proprietario, ossia il collezionista bolognese Luigi Pazzaglia, 94 anni, zio del più noto play boy Paolo. Anche se, proprio all’indomani della sentenza milanese, un nuovo tassello si aggiunge al misterioso mosaico della storia. Sembra infatti che Pazzaglia, nel frattempo, abbia venduto il quadro a due galleristi, che dunque sarebbero i veri proprietari. Come è facile prevedere, dunque, ci saranno ulteriori strascichi giudiziari.

 

La tela, dipinta oltre un secolo fa, oggi vale alcuni milioni di euro. Era appartenuta alla famiglia ebrea Wildestein e fu, secondo una ricostruzione non unanime, trafugato durante la Seconda Guerra mondiale dai nazisti, che poi la donarono a Galeazzo Ciano. Dopo la caduta del fascismo, la Danzatrice sparì per anni e fece la sua ricomparsa nel 1989, a Milano, nel corso di una mostra antologica, prestata appunto da Pazzaglia. Fu allora che Daniel Wildestein la riconobbe e si rivolse all’autorità giudiziaria milanese: il pm Giulio Benedetti ne dispose il sequestro, indagando il collezionista bolognese per ricettazione. Ma Pazzaglia, difeso dall’avvocato Livio Lamberti Bocconi, dopo un tira e molla fra la procura lombarda e quella felsinea per la competenza del caso, fu assolto dalla Corte d’Appello di Bologna nel ’98, che respinse la richiesta di restituzione dei Wildestein, sul presupposto che mancava la prova certa che la «Danseuse» fosse stata trafugata e non invece lecitamente venduta dalla famiglia ebrea ai nazisti.

 

Verdetto poi confermato nel 2005 dalla Cassazione, che non è entrata nel merito della vicenda ma si è limitata a dichiarare inammissibile per motivi formali il ricorso degli eredi Wildenstein, essendo Daniel nel frattempo morto a 84 anni nel 2001. La famiglia ebrea, peraltro, nel frattempo ha perso anche il processo in sede civile. Una lunga e aspra battaglia a suon di carte bollate, su cui il gip Cerretti sembra aver posto la parola fine. Anche se, c’è da scommetterlo, il destino della ‘Danzatrice’ riserverà in futuro qualche altra sorpresa.


di Gilberto Dondi

 

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