Ferrara, 19 ottobre 2007 - Un taglio di una sessantina di testimoni e una dichiarazione spontanea (la prima dopo due anni) in cui i 4 poliziotti imputati dell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi affermano di condividere il dolore della famiglia, ma ribadiscono la "correttezza" del loro comportamento durante il fermo di polizia che costò la vita al giovane ferrarese. E la reazione durissima della madre della vittima Patrizia Moretti, che definisce "offensivo" il loro intervento e "intimidatoria" la presenza massiccia dei sindacati di polizia nell'aula B del tribunale di Ferrara.
Così si chiude la prima udienza del processo per la morte di Federico Aldrovandi, il giovane deceduto il 25 settembre 2005 a seguito di una colluttazione, celebrata questa mattina in un'aula gremita di gente e di telecamere (comprese quelle della trasmissione di Rai Tre, 'Un giorno in Pretura'). La prossima udienza è stata fissata per il 29 novembre, con i testi del pm: 13 amici che erano con Federico la sera prima e sette testimoni oculari. Il calendario seguirà il 7 e il 12 dicembre, poi l'11 e il 30 gennaio.
Oggi a prendere la parola davanti al giudice Francesco Maria Caruso per una dichiarazione spontanea fatta anche a nome dei 3 colleghi accusati di omicidio Monica Segatto, Paolo Forlani e Enzo Pontani è Luca Pollastri, che si rivolge subito ai familiari di Federico: "Comprendiamo e condividiamo il loro dolore per la morte del figlio, ma nel frattempo riaffermiamo con serena fermezza la convinzione della piena correttezza del comportamento da noi tenuto in quella tragica mattina del 25 settembre 2005. Siamo certi che il dibattimento che oggi si apre saprà dimostrarlo fugando tutte le ombre che sono state sollevate nei nostri confronti in questi due anni di calvario giudiziario".
Parole che Patrizia Moretti, una volta uscita dall'aula, definisce "offensive". La dichiarazione "è in linea con l'atteggiamento tenuto finora, non hanno alcun rispetto per la morte di un ragazzo". E il padre Lino afferma: "Dopo la dichiarazione sono dovuto uscire". Questa mattina il giudice Caruso ha deciso quali testimoni ammettere al dibattimento: tra essi ci sono anche tre giornalisti che per primi si occuparono del caso.
Il giudice, dopo tre ore di camera di consiglio, ha deciso di non ammettere parte dei testimoni elencati dalle parti civili, in particolare gli addetti alla trascrizione delle conversazioni del 112, 113 e 118 in quanto già agli atti, e di diverse decine di residenti di via Ippodromo - dove avvenne la colluttazione - chiamati solo perché abitanti nella via o nella zona, molti non presenti quella mattina in casa, e richiesti non perché fosse stato appurato che erano in possesso di informazioni utili al dibattimento. Alla fine solo 15 dei 92 abitanti della zona chiesti dalla parte civile sono rimasti nell'elenco.
Si tratta, secondo l'ordinanza del giudice, solo di fonti potenziali, mai sentite nel corso delle indagini. Seecondo il giudice il processo non doveva diventare una ''seconda fase'' delle indagini. Al taglio dei testimoni così ha commentato uno dei legali di parte civile, Fabio Anselmo: ''Come tecnico ritengo condivisibile la decisione, ma credo che sia corretto insistere perché vengano sentiti''.
L'obiettivo processuale era quello di portare qualcuno che potesse aver visto qualcosa, e che ne volesse parlare davanti al giudice in modo sereno e senza i presunti condizionamenti che la famiglia ha denunciato fin dall'inizio. Ma ci sono altri risvolti che creano inquietudine nella famiglia: così in aula "c'era una grande presenza dei sindacati di polizia, la sento come un'ingerenza e un'intimidazione - dice Patrizia Morett i-. Non c'e' nulla di sindacale in questo processo, si tratta di omicidio colposo". Se si aggiunge che "di recente sono stati nominati negli organismi direttivi dei sindacati un convivente di un'imputata e un imputato (rispettivamente Pietro Angeletti, nell'Ugl e Paolo Forlani nel Sap, ndr), queste sono intimidazioni verso il processo e io non le accetto".
Centinaia di persone si erano recate questa mattina al Palazzo di giustizia per assistere ai primi momenti del processo. Tra loro anche molti rappresentanti del 'popolo' del blog, aperto dalla madre di Federico quattro mesi dopo la tragica vicenda, che fin dall'inizio è rimasto accanto ai familiari. Presenti anche diversi colleghi degli imputati.
Fino al 4 novembre nella Galleria d’Arte Moderna “A. Bonzagni” Cento.Orario: dalle 9,30 alle 12,30; martedì,giovedì,venerdì,sabato e domenica anche dalle 16,00 alle 19,30. Lunedì chiuso. Ingresso libero