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EMERGENZA RIFIUTI

Ferrara 'sbarra' le porte: niente scorie da Napoli

Hera: "Nessun contatto". Non mancano i precedenti: nel 1988 arrivarono in città le sostanze nocive della nave 'Karin B', poi stoccate al polo chimico, alla fine degli anni '90 il comune accettò di smaltire i rifiuti di Milano

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Comitato Turbogas Ferrara, 10 gennaio 2008 - NAPOLI, NO GRAZIE. L’emergenza rifiuti nella città campana ha immediatamente destato, ieri, attenzione e preoccupazione anche a Ferrara. E pur in assenza di comunicazioni anche ufficiose, ai confini del nostro territorio è scattato un (invisibile) cancello. La realtà, secondo quanto comunicato informalmente dai vertici di Hera, è che non c’è ancora dalla Regione nessuna ipotesi di coinvolgimento formale dell’Emilia Romagna in una sorta di azione di soccorso per Napoli e le aree dell’hinterland campano sommerse dai rifiuti ed alle prese con la sommossa popolare. In ogni caso, se dovesse essere decisa una qualche forma di aiuto, ciò non potrebbe passare attraverso gli impianti ferraresi. Sia perchè le discariche sono ormai chiuse, sia perchè l’inceneritore di via Diana è ripartito ma con un unico modulo, e con i volumi di smaltimento per le sole scorie ferraresi (e neppure tutte quelle prodotte, secondo l’azienda).

 

Non ci sarebbe dunque spazio nemmeno per pochi... sacchetti provenienti da Napoli; e nemmeno la voglia, visto che già Hera è impegnata anche in una complicata partita a scacchi con le amministrazioni locali, tra autorizzazioni e ricorsi al Tar. In ogni caso, già l’anno scorso Ferrara era stata ‘risparmiata’ dall’arrivo di rifiuti provenienti da fuori provincia, anche in quel caso dalla Campania. In occasione della prima emergenza, infatti, le scorie erano state autorizzate dalla Regione ma poi smaltite, da Hera, nelle discariche e gli inceneritori del Bolognese. In quel momento il ‘forno’ di via Diana era peraltro spento per i lavori del potenziamento, e così nessuno aveva potuto bussare all’uscio di Ferrara.

 

Cautele che non fugano del tutto le ansie, a partire da quelle di esponenti politici. Ieri mattina il gruppo consiliare ‘Io Amo Ferrara’ ha protocollato un’interpellanza in cui chiede al sindaco di «sapere se in qualche maniera, anche informale, il Comune è stato interpellato per accogliere anche una minima parte dei rifiuti che oggi intasano le strade di Napoli e della provincia campana». Il timore, affermano Alex De Anna e Liliano Cavallari, «è che l’ipotetica disponibilità garantita anche dal direttore generale dell’Arpa Sandro Bratti, ex assessore all’Ambiente a Ferrara, si traduca nello smaltimento, qui, di rifiuti extra provincia — affermano i consiglieri della civica che fa riferimento all’imprenditore Giulio Barbieri —, e che da questa attività Comune o Hera percepiscano somme di denaro».

 

I precedenti, però, non mancano. Il primo caso risale al 1988, quando in città furono trasferiti i rifiuti — in quel caso speciali — della ‘Karin B’ (una nave tedesca che trasportava sostanze tossiche in Nigeria ma fu bloccata nel corso del viaggio). In quell’occasione, vennero realizzati prima una piattaforma di stoccaggio e poi un apposito inceneritore nell’area del petrolchimico: l’uno e l’altro, oggi, sono smantellati.

 

La seconda volta, a fine anni ’90, fu quando Ferrara ‘soccorse’ Milano, accogliendo nelle proprie discariche i rifiuti dalla Lombardia; l’allora sindaco Roberto Soffritti ottenne un pagamento cospicuo, ma il fatto innescò polemiche roventi. Di recente, invece, Ferrara ha accolto rifiuti urbani provenienti da Bologna, attraverso un patto istituzionale.

 

Tornando alle cautele politiche, anche Alleanza Nazionale ha chiesto lumi. Il capogruppo Enrico Brandani ha proposto che alla conferenza dei gruppi consiliari (in programma mercoledì prossimo, ma potrebbe essere anticipata), il sindaco Sateriale riferisca degli eventuali sviluppi e contatti che dovessero insorgere.

di Stefano Lolli










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