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IL RICORDO DI DON PATRUNO

"Riusciva a comunicare con tutti"

Scrivendo o disegnando arrivava a chi non aveva occasione di parlare con lui. Al Carlino: è stato critico d'arte del nostro giornale sul quale commentava anche il Vangelo. Il liceo Ariosto e il Comunale gli dedicano una giornata

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Ferrara, 17 gennaio 2008 - CAPITA SPESSO NELLE partite tra amici che uno dei giocatori si debba assentare. Per non interrompere il gioco, chiede ad un amico di continuare al suo posto, raccomandandosi di tenere aperta la partita per il tempo necessario. È giusto un anno, oggi, che don Franco Patruno si è allontanato da noi. Ed io ed altri, che gli sono stati amici, ci sentiamo un po’ come il giocatore che sta aspettando. Dal mio punto di vista già le carte gliele tenevo da un po’ di tempo, collaborando con la redazione ferrarese del Carlino per la critica d’arte, la letteratura e la poesia. Di certo non potevo sostituirlo in quella sua funzione fondamentale di commento del Vangelo della domenica nella rubrica che teneva settimanalmente su queste pagine. Rubrica che era molto seguita e con soddisfazione da molte persone, molte di più di quel che si potesse pensare. La sua parola era una presenza significativa, un incoraggiamento a prendere sul serio un’altra parola ben più importante di tutte quelle che le persone potevano esprimere, perché legata a ben altri destini.

 

QUESTO NON sminuiva mai il suo gusto di prendere sul serio anche i nostri discorsi, il nostro parlare quotidiano, i nostri balbettii. Era un incoraggiamento a prenderci sul serio, ma non troppo, almeno di quel tanto che ci permettesse di comprendere la nostra persona anche nei momenti meno esaltanti. La comunicazione con gli altri è stata un punto fondamentale della sua presenza tra di noi. Attraverso le pagine dei giornali oppure attraverso i programmi televisivi arrivava anche a coloro che non potevano godere di quell’esperienza unica e singolare che era il colloquio diretto con lui. Quante volte anche una sua sola telefonata poteva mettere in fermento tutta la redazione!

 

LA SUA CAPACITÀ di relazionarsi con gli altri era la stessa che dimostrava nel disegnare oppure nello scrivere. Quando scriveva per segnalare qualche avvenimento della vita culturale e religiosa della nostra città, accanto alla veste di compagno di viaggio, metteva quella di guida intelligente ed ironica, sempre pronta a sollecitare nel lettore un momento di riflessione, a ricordare che erano altre le presenze che andavano considerate.
Da giornalista don Franco ha saputo porsi come mediatore tra gli avvenimenti e le loro interpretazioni mediatiche. Vi era sempre nelle sue azioni di scrittura una correlazione tra i fatti e le opinioni pronta a scavare in profondità, spiazzando un po’ chi leggeva, fuori delle piste già date.

 

SU QUESTE PAGINE ha pubblicato in anteprima alcuni frammenti dei suoi racconti, poi raccolti in volume, in cui le sue ‘disavventure’ come autista, come seminarista, come artista, fornivano percezioni bellissime di luoghi e di tempi ancora presenti nella memoria di tanti. Il suo era un essere insieme con gli altri. Non esisteva per lui una soggettività tale che arrivasse ad escludere gli altri. Era lui piuttosto a sollecitare il cammino insieme, per renderlo meno faticoso, per non perdere mai la giusta meta.

 

HO AVUTO MODO la settimana scorsa, nell’Aula magna dell’Università di Ferrara, a conclusione del momento di riflessione a lui dedicato come artista, di capire quanto la sua presenza sia viva nelle molte persone che erano presenti. Il ricordo in quanti l’hanno conosciuto è sempre molto forte. Per questo motivo un gruppo di amici ha costituito un‘associazione per ricordarlo, per ordinare le sue carte, per farlo conoscere a quanti non l’hanno conosciuto


di Gianni Cerioli










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