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HERA

"La maxi fusione è vicina, che vantaggi avrà Ferrara?"

Sta per scattare l'operazione su cui anche il sindaco Gaetano Sateriale si era detto favorevole. In città però sorgono dubbi e malumori. Malaguti (An): "Stiamo per perdere peso azionario e il posto nel CdA"

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Hera Ferrara, 8 febbraio 2008 - Roma o Torino, Genova o la Toscana? Il rebus geografico potrebbe essere risolto entro fine febbraio. Per Hera sta per scattare la maxi fusione su cui anche il sindaco Gaetano Sateriale si era detto favorevole; ma in città c’è chi guarda con apprensione al processo. Ma andiamo con ordine: già nel 2007 i Comuni del cosiddetto patto di sindacato della holding si erano trovati a riflettere sulle prospettive di espansione, legate essenzialmente a due possibili alleanze: con il colosso romano Acea o con il gruppo Iride, che associa Torino e Genova.

 

Un’operazione destinata a costituire il secondo polo nel settore del gas e dell’energia, ed a rispondere al varo di A2A (Milano-Brescia) oggi leader indiscussa nel panorama delle multiutilities italiane. Già all’avvio del confronto, Sateriale aveva lanciato un’idea: perchè non impostare una fusione a tre, comprendendo appunto sia Iride che Acea? «C’è la possibilità di costruire un’azienda pubblica multiservizio — scriveva il sindaco nel proprio blog — di dimensioni tali da competere con le grandi aziende europee del settore». Entro febbraio, secondo quando ha dichiarato nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Hera Maurizio Chiarini, il patto di sindacato dovrebbe definire le strategie future.

 

In questa prospettiva, però, il consigliere comunale di An Mauro Malaguti interroga proprio il sindaco per chiarire alcune questioni «prima, e non dopo, che l’eventuale fusione sposti nuovamente l’assetto manageriale e le strategie aziendali di Hera». Il punto è essenzialmente quello del peso, azionario ma anche politico, che il Comune di Ferrara potrà mantenere: oggi l’amministrazione estense detiene il 2,67% di quote di Hera, e vanta un consigliere (l’ex presidente di Agea Vander Maranini) nel CdA della Holding. Nel volgere di pochi mesi, se le elezioni politiche anticipate non avranno l’effetto di cambiare le prospettive descritte da Chiarini, la percentuale di Ferrara è destinata a calare drasticamente: «Potremmo ragionevolmente passare allo 0,27% delle quote — sorride Malaguti —, il che significa che la possibilità di incidere sulle scelte future di Hera, già di fatto inesistente, sarebbe definitivamente azzerata».

 

Per quanto riguarda poi la poltrona nel CdA, sembra oggettivamente persa: entro aprile dovranno essere rinnovate le 18 cariche di designazione dei sindaci emiliano romagnoli, ma evidentemente i consiglieri sarebbero a... termine visto che di lì a poco, con la maxi fusione, gli organismi verrebbero totalmente modificati. Perciò anche la voce secondo cui al posto di Maranini potrebbe essere designato l’ex segretario dei Ds Mauro Cavallini, è di fatto ‘congelata’: Cavallini dovrebbe licenziarsi da Assicoop (in cui è appena rientrato) per entrare nel CdA di Hera e ritrovarsi... licenziato fra due-tre mesi da Roma o Torino. O da tutte e due.

 

Non è però questo il punto che allarma Malaguti. L'esponente di An si dice piuttosto preoccupato «per il fatto che i cittadini ferraresi, quasi tutti utenti di Hera, possano risentire nel pagamento delle utenze delle prossime strategie aziendali. In questi anni, dopo il passaggio tra Agea e la nuova holding, non si sono intravisti grandi benefici — conclude l’esponente dell'opposizione —; sarebbe finalmente tempo che la competitività dell’impresa, tanto vantata quando si parla di andamento in Borsa, si traducesse in vantaggi concreti per quanto riguarda i servizi e l’ammontare delle bollette».

 

E’ scettico al proposito, e lo manifesta in un’altra interpellanza, anche il consigliere regionale e comunale di Forza Italia Giorgio Dragotto: «Hera Spa sta procedendo, su scala regionale, alla riduzione del personale tecnico — afferma l’azzurro —, in una logica di esternalizzazione tramite sub appalti, ed al contestuale aumento dei quadri amministrativi e dei dirigenti. I due posti da manager tagliati in seno a Hera Ferrara, sono già stati previsti in aumento in Hera Bologna». Ciò significa, per Dragotto, aumentare «i costi amministrativi a fronte di una diminuzione di risorse, e di qualità, per i servizi ai cittadini».

di Stefano Lolli

 

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