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PROCESSO ALDROVANDI

"Sollecitai l'intervento del pm
Rispose che non era il caso"

L'ex dirigente delle Volanti: "Nessuno mi parlò di errori". La dichiarazione: "Pantani mi disse che il medico gli riferì che il giovane era strafatto di coca". Anche per la settimana udienza, l'aula del tribunale era affollatissima

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Processo Aldrovandi Ferrara, 14 febbraio 2008 - I MANGANELLI rotti, il rifiuto dell’allora pm a presentarsi sul posto, le parole del medico del 118 su un Federico Aldrovandi «strafatto di coca». Dopo oltre due anni e mezzo dal 25 settembre 2005, in cui morì il 18enne dopo una colluttazione con quattro agenti intervenuti per calmarlo, Paolo Marino, che dirigeva l’ufficio Volanti della questura, ha ricostruito ieri nella settimana udienza le prime indagini del suo ufficio: confermando, è stata l’impressione al processo, che l’inchiesta venne del tutto sottovalutata.

«STRAFATTO». L’ex dirigente dell’Upg — sentito per oltre tre ore, anche se avrebbe potuto non farlo in quanto indagato nell’inchiesta bis aperta per valutare eventuali omissioni o falsi, difeso dall’avvocato Eugenio Gallerani — venne informato alle 6.40 dal sovrintendente Casoni che gli raccontò «sinteticamente l’intervento delle volanti». Lo invitò ad andare sul posto subito e lo mandò a prendere da una macchina. In via Ippodromo fu Pontani (imputato insieme a Forlani, Pollastri e Segatto) a raccontargli l’accaduto, di un Federico «che dava in escandescenza» e urlava frasi senza senso «anche contro la polizia». Frasi del tipo «mondo di merda, stato di merda, voglio di più».
Poi la prima colluttazione tra Pontani, Pollastri e il 18enne fino all’arrivo dell’Alpha 2 con Segatto e Forlani. «I poliziotti non riuscivano a contenerlo — le parole di Marino al giudice Francesco Caruso —. Uno cercò di tenerlo per le braccia, l’altro per le gambe». Una manetta venne chiusa in uno dei polsi di Federico il quale «smette per un attimo di agitarsi» e solo in quel momento «viene messa la seconda». Il dirigente ha ricordato una frase, riferitagli quella mattina da Pontani, che avrebbe detto il medico del 118 Barbara Fogli: «Si avvicinò al giovane, guardò le pupille e disse agli agenti: ‘Ma questo è strafatto di coca’». Sussulto in aula.

MANGANELLI. Si arriva poi a parlare degli sfollagente. L’ex capo delle Volanti — il quale ha ripetuto che era il vicario Gennaro Sidero a prendere tutte le disposizioni — ha precisato che sul posto non li vide e di essere venuto a conoscenza dei due rotti solo nel pomeriggio del 25 settembre. «Non mi è venuto in mente di sequestrarli (furono consegnati alla medicina legale solo il 6 febbraio 2006 e sequestrati il 21 dello stesso mese, ndr), non c’erano tracce di sangue. Quando mi avvicinai al corpo del giovane non aveva segni, non vidi sangue dietro la testa, almeno non alle 7. Il sangue cominciò ad uscire più tardi. Il suo volto non era tumefatto». Ad essere rotti furono i manganelli di Pollastri e Forlani. Il primo si spezzò perchè «usato per parare un calcio del ragazzo», il secondo perchè «Forlani ci cascò sopra».

SILENZIO. Marino ha sottolineato anche che «nessuno per mesi mi ha detto nulla, nè la procura nè la squadra mobile. Nessuno disse che avevamo fatto errori, che avevamo sbagliato a non sequestrare le auto («la macchina è stata portata in caserma e sarà rimasta lì un mesetto») o che l’ipotesi che avevamo fatto era errata». Aggiungendo che dopo il primo intervento non seppe più nulla, fino a quando, grazie al blog della madre del 18enne, Patrizia Moretti, l’inchiesta venne riaperta.

PM ASSENTE. Il testimone ha ricordato di aver sollecitato più volte l’intervento del pm di allora (Mariaemanuela Guerra). «Gli illustrai l’intervento delle volanti e le chiesi di venire. Mi rispose che non era il caso. Le richiesi una seconda volta, disse di essere contattata dal medico legale dopo gli accertamenti». Su tali dichiarazioni il pm Nicola Proto ha chiesto l’acquisizione della relazione, già presente in un procedimento amministrativo, nella quale il pm Guerra ha chiarito i motivi della sua rinuncia di recarsi in via Ippodromo. All’allora magistrato, Marino, la mattina del 25 settembre, disse che Federico, «a seguito dell’intervento delle volanti», era «morto per un presumibile malore».
L’ultimo colpo di scena è arrivato con la deposizione del vicario Gennaro Sidero che ha smentito parte della versione di Marino.

di Nicola Bianchi










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