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L'INTERVISTA

Soffritti: "Deluso e battuto ma non lascio la politica"

Il ricordo del '99: "Mi sono sentito al capolinea più per il ko delle Europee: adesso mi colpisce lo smacco generale". L'analisi: "Sinistra Arcobaleno non ha funzionato ma neppure la scelta del Pd ha pagato"
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Roberto Soffritti Ferrara, 16 aprile 2008 - «COSÌ COME nel ’99 non mi aspettavo lo smacco, personale, per le Europee, anche lunedì non avrei mai pensato a una simile disfatta». Per l’ex sindaco Roberto Soffritti, l’esclusione dalla Camera ha il sapore di un ko: «Qui però si va ben oltre la delusione di un singolo, quello che è successo di fatto azzera la rappresentanza in Parlamento di aree sociali e politiche come i comunisti, gli ambientalisti, i socialisti».

 

Ma la gente, a Ferrara, in questo momento guarda lei. E pensa che questa sconfitta con la Sinistra Arcobaleno segnerà la sua uscita di scena dalla politica.
«Perchè mai? Nel Pdci sto benissimo, ho il ruolo di tesoriere nazionale. Fino a prova contraria sono anche consigliere comunale e dunque le opportunità di impegno non mancheranno».

 

Ha ricordato lo smacco del ’99. Peggio il mancato approdo al Parlamento Europeo o ritrovarsi subito out da quello italiano?
«Nel ’99 mi sentivo molto più al capolinea di quanto si possa pensare adesso, perchè intuivo cos’era stato messo assieme attorno alla mia persona».

 

Dice che qualcuno si adoperò per non farla eleggere?
«Mi faccia rispondere così: un partito come il Pci di allora, se decideva che tu dovevi essere eletto, venivi eletto...».

Una curiosità: anche allora, al comizio finale per la sua candidatura, sul palco a Ferrara c’era Walter Veltroni. Anche adesso non le ha portato bene.
«Nè a me, nè alla Sinistra Arcobaleno, nè a quella che di fatto era la coalizione di centrosinistra. E neppure, fino in fondo, allo stesso Partito Democratico. La scelta di escludere e marginalizzare alleati sempre affidabili come Rifondazione, Pdci, Sinistra Democratica e Verdi ha consegnato di fatto il governo del paese a Berlusconi ed ai suoi alleati, Fini e Bossi, che non sono certo meno... radicali di come potevano essere considerati Bertinotti, Giordano o Diliberto!».

 

E Soffritti. Non dimentichiamoci mai di lei. Tra l’altro proprio dentro Sinistra Arcobaleno, i Verdi le hanno scatenato una battaglia furiosa.
«Non avrei più voluto andare in polemica con la presidente provinciale Barbara Diolaiti, perchè è una donna. Ed io cerco di essere, per questo, rispettoso. Ma le sue ultime dichiarazioni, rispetto alla nostra lista elettorale che sarebbe stata indecente, mi spingono a dire che se i suoi effetti fossero stati tanto potenti, noi avremmo registrato un calo drastico di voti solo a Ferrara e in Emilia Romagna, non purtroppo in tutta Italia».

 

Ma forse il potente è lei, al punto da aver ‘soffrittizzato’ tutte le liste di Sinistra Arcobaleno, inquinando persino il candidato premier Bertinotti.
«Ha ragione, mettiamola così, la Diolaiti ed i Verdi saranno più soddisfatti».

 

Passando allo scenario locali, siete alleati nel governo di Comuni e Provincia. Come vede i prossimi mesi, ed inevitabilmente le Amministrative 2009?
«Credo che l’esito delle Politiche suggerisca a tutti l’opportunità di stare assieme. Il Pd ha massimizzato i voti in alcuni Comuni, ma non mi sembra certo in grado di poter essere autosufficiente: anche perchè, sull’altro versante, Forza Italia e An sono già collegate nel Pdl e la Lega Nord ha avuto un boom che non può essere sottovalutato. In città ha sfiorato il 7%, in altri Comuni superato addirittura il 10%. Perciò credo che il confronto per dar vita ad una coalizione, magari più moderna di quella attuale, sia una delle priorità dell’agenda politica ferrarese».

 

Anche perchè la sensazione di molti, guardando lo scenario locale, è che sulla Lega Nord si siano travasati voti provenienti dalla sinistra e dall’area socialista.
«L’hanno detto anche a me, suggerendo che si tratterebbe di un effetto della protesta su temi come la sicurezza e il disagio sociale. Bisogna riflettere con cura anche se penso che vadano analizzati con più attenzione i flussi elettorali. Di sicuro c’è stato uno spostamento verso destra del voto, di sicuro anche la scelta di Veltroni e del Pd era indirizzata verso un tipo di nuova borghesia: con il risultato però che invece di attrarla massicciamente, ne ha spinto una parte consistente in altre direzioni. Non credo però che elettori del Pdci e di Rifondazione abbiano votato, qui a Ferrara, per Giovanni Cavicchi invece che per me o per Tonino Zanni. Non ci credo nemmeno se li vedo».

 

E adesso, nei prossimi giorni e settimane, cosa farà? Si chiuderà in casa per lenire la botta?
«Mi chiuderò ma non in casa, perchè le mie ferite sono marginali rispetto a quella del paese. Mi chiuderò a riflettere, perchè adesso bisogna pensare con quale progetto credibile si possa andare avanti, se un domani vogliamo tornare a vincere».

di Stefano Lolli










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