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L'INCHIESTA

I nuovi artigiani? Quasi scomparsi
Aziende a caccia dei lavori 'perduti'

Mancano idraulici, meccanici, falegnami: due posti su tre restano vuoti. L'allarme: Ferrara è al terzo posto il Italia per fabbisogno di manodopera. I dati sono allarmanti

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par Ferrara, 20 maggio 2008 - CERCATE un idraulico, un imbianchino o un falegname? Se siete un imprenditore farete molta fatica a trovarlo. Anzi, quasi sicuramente, non ci riuscirete. E questo per una semplice ragione: si tratta di un mestiere che, anche in provincia di Ferrara, è in via di estinzione. Lo dicono i dati di una ricerca di Confartigianato che ha passato al setaccio le aziende dell’Emilia Romagna, arrivando ad una conclusione sconcertante: di fronte ad un fabbisogno in manodopera di 162.550 persone, al 31 dicembre dello scorso anno, ben 71.359 posti di lavoro (vale a dire quasi il 44%) sono rimasti desolatamente vuoti.

NELLA NOSTRA provincia la situazione, se si può, è ancora peggiore. Assieme a Ravenna, infatti, Ferrara è il territorio dove questo problema è più grave: mentre nella città romagnola la quota di posti di lavoro non ricoperti supera il 62.3%, all’ombra del Castello si sfiora il 61%. Punti pesanti, che pongono le due città rispettivamente al primo e al terzo posto a livello nazionale. Alle loro spalle troviamo Modena (undicesima in Italia con il 57.6%) e Rimini (dodicesima, con il 57.3%). Tirate le somme, l’indagine condotta da Confartigianato (sui dati del report Excelsior 2007) assegna alla nostra regione il secondo posto nel Bel Paese, dietro Friuli Venezia Giulia, ma davanti a Umbria, Veneto e Marche.

QUALI SONO, con esattezza, questi mestieri ‘fantasma’? Secondo Confartigianato a restare senza risposta sono soprattutto le aziende che cercano idraulici, falegnami, parrucchieri ed estetisti, saldatori e addetti a macchine utensili automatiche o robot industriali. In provincia di Ferrara i posti disponibili alla fine dello scorso anno erano 910 e ben 553 sono rimasti vuoti.

UNA SITUAZIONE grigia, pressochè identica a quella regionale: qui a mancare sono in primo luogo figure professionali come parrucchieri ed estetisti (ne servirebbero 7.970, ne mancano all’appello 4.718), poi gli idraulici (le aziende ne cercano 7.718, ma non se ne trovano 4.025). Ancora più difficili da reperire sono gli addetti alla robotica: nonostante i forti investimenti nell’innovazione e nella tecnologia compiuti dalle aziende ferraresi e dalle loro sorelle emiliano-romagnole, sono rimasti senza copertura ben mille posti sui 1.400 disponibili alla fine dello scorso anno.

DATI ALLARMANTI, che sembrano in forte contraddizione con una reatà economica come quella provinciale, non proprio brillantissima, dove il posto di lavoro dovrebbe essere una traguardo ambito, soprattutto da parte dei giovani. Ma per capire perchè questi lavori, nonostante tutto, non piacciono più è sufficiente scorrere i risultati del questionario restituito dalle aziende a Confartigianato. Così, si scopre che per il 34.6% le difficoltà nel reperimento di questa manodopera sono legate alla mancanza di esperienza o di qualificazione, per il 4,6% a carenze delle strutture formative e per il 26.1% alla forte concorrenza tra le imprese sul mercato.

A PREOCCUPARE, tuttavia, sono anche altri due tipi di risposte, che nell’area del Nord Est superano il 31% del totale e cioè le insufficienti motivazioni di carriera e la mancata disponibilità a fare turni, notturni o festivi: insomma, una scarsa propensione generale ad accettare un lavoro che richiede qualche sacrificio. Un segno dei tempi, probabilmente. Ma anche un freno potente negli ingranaggi della crescita e dello sviluppo del nostro sistema economico.
 

di Andrea Ghisellini

 

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