Giorni fa la stretta di mano in tribunale, ora torna a far paura: "Per te andrei anche in carcere". La difesa ha chiesto al tribunale, che non aveva sospeso la pena, una nuova misura cautelare
Ferrara, 4 luglio 2008 - E’ SUCCESSO di nuovo. Uno spintone, una minaccia, un «che c... ci fai tu qui...», seguito da un altro spintone e una promessa: «Guarda che per te io vado anche in carcere». Nemmeno il tempo di godersi quella stretta di mano davanti al giudice, di quel «non ti succederà più nulla, tranquillo», di vedersi revocata la misura cautelare, che P., 19 anni tra pochi giorni, è tornato alla carica contro Mario (il nome è di fantasia), neodiciassettenne. Mercoledì sera il più vecchio, che dall’aprile 2006 perseguita la sua giovane vittima, l’ha incontrata sul listone, l’ha spintonata e l’ha invitata a non farsi più vedere. Ma quel suo atteggiamento ora potrebbe costargli veramente carissimo visto che la Procura sta valutando se dar vita ad una nuova misura cautelare, questa volta in carcere.
MARIO E P. 1 luglio: davanti al gup Silvia Giorgi, P. patteggia una pena di 7 mesi e 15 giorni, per violenza privata aggravata e continuata ai danni di Mario. Lo stesso giudice - che opterà per la revoca dei domiciliari che andavano avanti da circa 7 mesi - impone le scuse formali, con una stretta di mano tra i ragazzi. «Non ti farò più nulla, stai tranquillo», promette l’imputato a Mario. Invece...
«Ho rivisto P. mercoledì sera — parla per la prima volta il giovane 17enne — in piazza davanti al Mc Donald’s. Ero con i miei amici. Per me era una cosa normale rivederlo, era uscito dai domiciliari e prima o poi sarebbe successo di incontrarlo. Ha iniziato a fissare un mio amico dicendogli ‘Tu che c... ci fai qua’. Io a questa frase non ho reagito mentre P. con uno sguardo da duro ha iniziato a spingermi dicendo ‘Devi andare via, tu non puoi stare dove sono io’, facendomi capire che diversamente per me sarebbero stati guai seri».
«PER TE VADO IN GALERA» Mario risponde: «Io sono qua con i miei amici e vado via quando vanno via loro». Finimondo. P., più arrabbiato, lo spinge una seconda volta afferrandolo per una spalla e scaraventandolo lontano poi «mi ha detto ‘Ricordati che io per te vado anche in galera’ e ha continuato a spingermi». In quel momento interviene un amico di Mario: P. desiste e si allontana «minacciando di ritornare con i suoi amici, dopodichè abbiamo chiamato i carabinieri».
Tante volte la giovane vittima si è chiesta il perchè di tutto ciò, il motivo dei continui rancori e delle persecuzioni alle quali è costretto da oltre due anni. Ma senza darsi mai risposta.
L’INIZIO Tutto, racconta, sarebbe cominciato nell’aprile 2006 quando all’orecchio di P. giunse voce che Mario l’avrebbe offeso pesantemente. «Io non sapevo nemmeno il suo nome — giura quest’ultimo — e mai mi permetterei di dirgli certe frasi contro. Non mi sono mai trovato da dire con persone sconosciute. Ma da quel momento è cominciato per me l’inferno». Partono così decine, e quotidiane, telefonate a casa e sul cellulare di Mario, sms minatori, violenze fisiche, offese. «Dopo l’udienza dell’altro giorno — riprende il 17enne — ero abbastanza positivo. Tutti pensavamo che lui fosse cambiato, ci speravo tanto. Gli ho stretto la mano con sincerità. Io nei suoi confronti sono sempre stato ben disposto, ciò che chiedo è semplicemente di essere lasciato in pace. Voglio vivere tranquillamente».
VITA SEGNATA Nei mesi in cui P. è ai domiciliari, Mario riprende in mano la propria esistenza. «C’è stato un periodo nel quale non uscivo di casa. Mi limitavo all’essenziale. Anche i miei, quelli, erano una sorta di arresti domiciliari. P. sapeva sempre dov’ero, anche se andavo 10’ a prendere un gelato. Una cosa assillante. Non ha mai avuto un obiettivo, una motivazione, ha sempre continuato a perseguitarmi». Ma nonostante tutto Mario, confida, sarebbe addirittura disposto a perdonarlo. «Sarei anche capace di farlo basta che mi dia garanzie. Se in tribunale gli ho stretto la mano ora sarei pure disposto a perdonarlo. In passato ho anche rimesso le querele per essere lasciato in pace. Sta tutto in lui e alla sua volontà di lasciarmi stare. E non in me». E adesso cosa si aspetta? «Non so, a lui non chiedo niente. Ora sono felice delle persone che ho accanto, dalla mia famiglia, a mio fratello, ai miei amici. In tutto questo tempo ho trovato persone vere e sincere».
di NICOLA BIANCHI
Siamo alle porte di una delle manifestazioni del patrimonio culturale estense. Grazie ad una sinergia tra contrade, associazionismo sportivo e mondo del volontariato si vuole fondere rievocazione storica e attività sportiva