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MALASANITA'

Trasfusione sbagliata al Sant'Anna, rischia la vita

Clamoroso errore all'ospedale nei confronti di un cinquantenne.  L'uomo ora sta meglio, ma si apre l'inchiesta per valutare negligenze

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SACCHE DI SANGUE Ferrara, 7 luglio 2008 - PER UNA SACCA di sangue sbagliato, ha rischiato di morire. E quell’errore, avvenuto sabato sera al Sant’Anna, forse avrà conseguenze anche giudiziarie: la direzione generale dell’azienda ospedaliero ha infatti già chiesto una relazione scritta a medici e infermieri, ed oggi interesserà dell’accaduto la Procura. Lui, lo sfortunato protagonista di una vicenda di ‘malasanità’, ora sta meglio ma il rischio è stato drammatico: si tratta di un uomo di 51 anni, che nel pomeriggio di sabato si è presentato al pronto soccorso con problemi intestinali e di forte anemizzazioni, tali da richiedere non solo l’immediato ricovero nel reparto di Gastroenterologia, ma anche una trasfusione urgente a causa dei valori di emoglobina, globuli rossi e ferro troppo bassi.
 

La richiesta del sangue è stata trasmessa al Centro Trasfusionale del Sant’Anna, da cui la sacca è stata rapidamente consegnata al reparto; qui però, per motivi che dovranno essere accertati con precisione (ma dalla direzione generale e dai responsabili medici di presidio si afferma già che è presumibile uno scambio con il sangue destinato ad altri pazienti), all’uomo è stata attaccata la cannula sbagliata. Il paziente, racconta una familiare, «aveva chiesto tre volte, seppure in tono scherzoso, se quello fosse il sangue giusto per lui...»: malgrado ciò la trasfusione è iniziata, attorno alle 19, ma ben presto la situazione si è fatta molto seria. Dopo qualche minuto, infatti, il cinquantenne ha iniziato ad avvertire una sensazione di autentico subbuglio in tutto il corpo, con tremori, febbre alta, convulsioni: la moglie ha immediatamente allertato un’infermiera, sollecitandola a chiamare il medico di guardia.

Il cui arrivo, secondo i parenti dell’uomo, non sarebbe stato neppure troppo sollecito: «Abbiamo dovuto aspettare dieci minuti, ed intanto le sue dita delle mani stavano già diventando nere!», prosegue il racconto accorato. Finalmente il medico si è reso conto della gravità della situazione e poi, da un rapido confronto con l’infermiera, ha capito che doveva essere successo qualcosa di molto serio: «Effettivamente si è trattato di un episodio grave, tale da richiedere l’immediata apertura di un’indagine interna — conferma Ermes Carlini, direttore medico di presidio del Sant’Anna —: ma d’intesa con il direttore generale Riccardo Baldi, abbiamo deciso di avvisare immediatamente anche l’autorità giudiziaria perchè valuti le relazioni scritte che abbiamo già richiesto a tutto il personale presente da sabato pomeriggio nel reparto. Un evento di quel tipo, con una trasfusione incompatibile con il gruppo sanguigno del paziente, può infatti avere conseguenze persino letali». Una situazione estrema che fortunatamente per l’uomo non si è verificata: si sono rese necessarie però due iniezioni di cortisone, ghiaccio per far scendere la temperatura corporea e molta soluzione fisiologica per depurare l’organismo in cui si era scatenato una sorta di ‘rigetto’ per il sangue sbagliato.
 

Ieri il paziente si era già ripreso, le sue condizioni si erano stabilizzate ma la moglie ed i familiari, choccati per l’accaduto, sollecitano un intervento autorevole per accertare le responsabilità: «Siamo rimasti sgomenti di fronte a un comportamento inammissibile», la denuncia. L’accaduto è giunto presto all’attenzione della direzione dell’arcispedale: «Fortunatamente la sacca con il sangue sbagliato è rimasta attaccata per poco tempo — spiega Carlini —, ma ciò non assolve nessuno dal doveroso accertamento. Vogliamo capire, ed al più presto, se nell’errore che sicuramente si è verificato, ci sia stata anche qualche negligenza».
 

Nel reparto di Gastroenterologia era infatti giunta dal Centro Trasfusionale anche la sacca giusta, con tutti i riferimenti identificativi del paziente: in quel momento, però, anche altri degenti con analoghi problemi di anemizzazione dovevano effettuare lo stesso trattamento ed a quel punto si è verificato lo scambio. Che avrebbe potuto avere, per ammissione degli stessi vertici dell’azienda ospedaliera, conseguenze fatali.

 

di STEFANO LOLLI










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