Davide Santon a 17 anni è nella lista Uefa dell'Inter oltre che sul buon libro di Mourinho
Ferrara, 31 luglio 2008 - «ERO a Torino e quando Davide è entrato in campo contro il Milan, anche se soltanto per pochi minuti, ho provato un’emozione unica: è il massimo che un genitore possa vivere». Sono queste le impressioni di Mirco Santon, prolifico bomber del Bosco Mesola anni Novanta, nonchè padre della promessa che, l’altra sera, ha esordito nel trofeo Tim con la maglia nerazzurra dell’Inter. Il centrocampista ferrarese Davide Santon, classe 1991, ha tutti i riflettori puntati addosso dopo la convocazione per il ritiro con la prima squadra della società in cui milita da tre anni. «Ha iniziato a giocare — racconta il padre — a Bosco Mesola, nell’Atletico Delta. Poi, a nove anni, ha fatto un provino a Ravenna dove Fulvio Pea, un osservatore dell’Inter, lo ha subito notato. Davide è rimasto sotto osservazione fino ai quattordici anni, quando ha potuto entrare nel vivaio dell’Inter. Nei tre anni trascorsi a Milano ha vinto due titoli italiani: con i Giovanissimi Nazionali e con gli Allievi Nazionali».
Bellissime e importantissime esperienze, ma soltanto dieci giorni fa è arrivata la chiamata che ha stravolto l’estate della famiglia Santon: «Lo scorso anno Davide aveva avuto la sensazione di essere un osservato speciale di Mancini, ma di certo non si aspettava questa convocazione per il ritiro. Mourinho non lo conosceva e aveva sempre parlato di rosa ristretta, perciò eravamo tranquilli». Invece prima è arrivata la convocazione, poi una dichiarazione alla stampa in cui il mister parla chiaro: «Santon subito nella mia squadra non sarebbe una sorpresa. Per me un buon giocatore può avere 16 o 40 anni. Lui è bravo, questo ragazzo mi piace molto». E infatti Davide è stato inserito nella lista Uefa: «Staremo a vedere — commenta il padre — ma mi dice al telefono che Mourinho gli parla e quando c’è dialogo tra allenatore e giocatore è una cosa molto positiva». E lo dice uno che di calcio, anche se ad altro livello, se ne intende: «Quando Davide aveva un anno —racconta l’ex punta che con Mazzocco formava una spumeggiante coppia d’attacco a Bosco — veniva già con me al campo: non credo però di avergli trasmesso la passione, credo ci sia qualcosa che ti anima da dentro. E’ bellissimo però perchè mi racconta quello che fa prima delle partite e sono le stesse cose che facevo io».
Ma che impressione fa a un ragazzo vivere condividendo la vita con campioni fino a qualche giorno fa irraggiungibili? «All’inizio è stato strano, poi però anche noi da casa abbiamo cercato di convincerlo che prima di essere giocatori sono persone normali. Ora, dopo i primi giorni in cui l’emozione è stata tanta, sembra essersi adattato. Per il momento resta legato in particolare agli altri giovani aggregati, però io in campo a Torino l’ho visto parlare anche con gli altri: c’era Adriano che gli dava consigli. E so che in allenamento anche i grandi cercano di dargli indicazioni preziose». E, invece, da Bosco Mesola la famiglia cosa gli consiglia? «Di impegnarsi e di restare con i piedi per terra. In situazioni così è facile esaltarsi: invece bisogna avere grande umiltà anche perchè ha appena iniziato a giocare a calcio e non deve sentirsi arrivato. Noi come genitori dovremo stargli vicino».
di FEDERICA LODI
Davide ha segnato su rigore nel Trofeo Tim e farà la Champions. A 17 anni è già sul libro buono di Mourinho che ha dichiarato: "Questo ragazzo mi piace molto". E' figlio d'arte, papà Mirco era il bomber del Bosco Mesola e ha iniziato a giocare nella squadra del suo paese